Nel cuore del gatto si combatte la battaglia delle battaglie. Il gatto è l'Iran e la battaglia è quella per la libertà. Jina Khayyer, nata e cresciuta in Germania in una famiglia della diaspora, porta il nome di colei che è diventata il simbolo della rivoluzione: Jina Mahsa Amini, arrestata e poi uccisa dalla polizia morale nel settembre del 2022, perché indossava il velo nel modo sbagliato. Dalla sua morte nasce il movimento Donna, vita, libertà che porta nelle strade i giovani iraniani faccia a faccia con il regime degli ayatollah. E così Jina, che è scrittrice, dalla Germania rivive, con le lacrime agli occhi, quel viaggio compiuto nella terra dei suoi genitori, la sua terra perduta, dove è tornata a vivere sua sorella Roya con la figlia Nika, e abitano ancora le sue zie.
Nel 2009, quando si è addentrata Nel cuore del gatto (Iperborea, pagg. 302, euro 19,50) fino al deserto più caldo della Terra e al tempio di Zarathustra, Jina ha vissuto con queste donne, come la zia Esmat, docente di Fisica all'Università, fuggita a Cambridge con l'amore della sua vita, una pittrice, e poi tornata quando la compagna era morta, con due dipinti nella valigia che i censori non le lasciano tenere. "In quale paese, ho chiesto io, sono proibiti le montagne e i mari e la luna, anche la luna è proibita?". O Iman, che si rasa i capelli per essere la libertà. O l'amata nipote Nika, pronta a morire, come migliaia di altri ragazzi e ragazze dell'Iran, pur di respirare.

