da Ancona
È il giornalista più attaccato del momento in casa Rai. Il suo programma di approfondimento è in cima alla lista di quelli che secondo le opposizioni è simbolo di "una Rai asservita al Governo". Lui è Antonino Monteleone da metà giugno conduttore del talk Filorosso che da settembre, al martedì su Raitre, prenderà il posto di Far West.
Dunque, Monteleone, per i consiglieri di minoranza Rai la scelta di affidarti il programma è "inappropriata" e "uno schiaffo al servizio pubblico".
"Lo dicono perché non la penso come loro".
Su questo non c'è dubbio. Infatti se la prendono soprattutto per i post che scrive sui social, come quello su Gaza e "il genocidio in spiaggia".
"Appunto. Filorosso ha una media di ascolti in linea con la scorsa edizione e sta crescendo di mezzo punto percentuale. Siccome non potevano attaccarmi sui numeri né su come conduco perché do spazio a tutti, allora si sono dirottati sulle mie idee di politica. Il problema non è il pluralismo, ma il conformismo".
Cioè?
"La sinistra ragiona così: se la pensi come noi, bene, se non la pensi come noi ti è concesso al massimo il silenzio".
Però a governare la Rai non c'è l'opposizione.
"Ma dov'è questa TeleMeloni? Veltroni, Massini, Ranucci e Gomez sono TeleMeloni? Per me il servizio pubblico è pluralismo, e io sono una voce di questo pluralismo. Ricordo che sono arrivato in Rai nel 2011 chiamato da Milena Gabanelli a Report, dopo ho lavorato a Piazza Pulita e alle Iene per otto anni. Sono tornato in Rai nel 2024: se fossi stato espressione della maggioranza, non mi avrebbero chiuso subito L'altra Italia".
Ma faceva dati bassi.
"Infatti io stesso giudico quell'esperimento fallimentare, perché mi ero riproposto di mandare in tv volti nuovi ma il pubblico ha bisogno di facce conosciute, però quasi tutti i programmi di approfondimento, come Ballarò ad esempio, all'inizio hanno avuto ascolti irrisori e solo con il tempo sono cresciuti, grazie alla fiducia data dai vertici. Questo vuol dire che non ho amichetti...".
Non è quello che pensa chi la attacca.
"E infatti queste persone che scrivono o dicono che sono lì per raccomandazione dovranno risponderne nelle sedi opportune. Non posso negoziare il mio diritto di dire quello che penso. Non è l'Usigrai che stabilisce se a Gaza c'è il genocidio oppure no".
Lei comunque ha idee vicino al centro destra.
"La mia linea di pensiero si chiama libertà, non sono un comunistello né un fascistello. Non tollero gli usurpatori della libertà e non ho pregiudizi né sudditanza per nessuno".
Però, dicono sempre le opposizioni, i giornalisti Rai dovrebbero astenersi da prendere posizioni politiche.
"Il problema è solo che i miei social performano, raggiungono milioni di utenti, allora questo non va bene. Io ho 40 anni, per altri 40 intendo fare questo mestiere, in Rai o in altri posti, con le mie idee, si mettano il cuore in pace".

