Ventisette giri col fiato sospeso, un sorpasso che brucia e un argento che pesa come un macigno. Lo short track è ghiaccio pazzo, una centrifuga che non concede tregua. E l'Italia lo impara ancora una volta sul filo di lama: nella staffetta femminile il treno azzurro accarezza l'oro, ma la Corea lo soffia a pochi metri dal traguardo. Finale a quattro per il titolo olimpico: Olanda, Corea, Canada e Italia. Le campionesse in carica olandesi escono presto, resta un duello serrato tra coreane e azzurre. Arianna Fontana guida il gruppo, tiene la testa, detta il ritmo. Poi, al penultimo giro, il sorpasso che gela. Argento. Con un retrogusto di rimpianto. Sugli spalti del Forum c'è anche la premier Giorgia Meloni, è arrivata in serata a sorpresa e siede accanto a Giovanni Malagò, Andrea Abodi, Giuseppe Sala e al presidente dell'International Skating Union, il sudcoreano Kim Jae-yeol. «Una gran bella emozione» dirà entusiasta per la medaglia, dopo aver assistito alla storica serata del sorpasso, 14 medaglie a 13, il primato di azzurro con più podi nella storia che passa dal mito Edoardo Mangiarotti ad Arianna, da un uomo a una donna, e chi meglio della prima premier donna del nostro Paese in una serata così. Carola Mangiarotti, figlia del grande schermidore, aveva già dato il suo benestare: «Dopo 66 anni è giusto che il record passi di mano. Papà avrebbe tifato per lei».
«Dedicato a noi... incredibile vincere la 14ª medaglia così» esulta Arianna che avrebbe voluto prendersi il primato nei 1.000 metri, fermata da un contatto con una cinese che le ha chiuso la strada facendola arrivare quarta dopo l'oro nella staffetta mista e l'argento nei 500. Rabbia, lacrime, poi la reazione: lame riaffilate, sguardo feroce. Perché Arianna può perdere una gara, non il legame con le Olimpiadi, il suo palcoscenico da quando, quindicenne, salì sul podio a Torino 2006 proprio in staffetta. E domani c'è la finale dei 1.500: la Musa azzurra è già ai quarti ed è pronta all'ultimo giro di giostra. Esulta anche l'altra Arianna, Sighel, sorella maggiore di Pietro, fuori ancora una volta, gare individuali stregate, perdipiù con polemica nella semifinale dei 500 dopo un duro contatto col canadese Laoun. Per lei una medaglia da affiancare alla collanina dei cinque cerchi. «Pietro ha un talento immenso, ma è soprattutto un grande lavoratore», dice. Dietro l'argento c'è anche l'amicizia tra Elisa Confortola e Chiara Betti, cresciute insieme nelle nazionali giovanili, compagne di stanza da sempre. «Abbiamo un mese di differenza racconta Elisa, di Bormio . Lei è di Pergine, vicino a Trento. Siamo cresciute fianco a fianco». Elisa era a Losanna il 24 giugno 2019, giorno dell'assegnazione dei Giochi all'Italia: aveva 17 anni e le lacrime agli occhi per la tensione. «Avevo paura di fare un disastro». Oggi sul palco non è sola: c'è la squadra, c'è un'altra medaglia al collo. L'oro sfuma, il cuore resta. E sul ghiaccio pazzo l'Italia continua a correre.

