È un dibattito vecchio e schematico quello che molti - inforcati gli occhiali dell'ideologia - stanno portando avanti sull'attentato di Modena.
Un copione prevedibile, che ruota intorno ai problemi psichici dell'attentatore, e poi punta sulla laurea, e sulla cittadinanza italiana, il tutto per escludere a priori ogni possibile dimensione terroristica della sua folle azione. Un copione già visto altrove, in Europa, in passato.
"Un dibattito surreale, immaturo" secondo Lorenzo Vidino, italiano tra i massimi esperti mondiali di jihadismo, direttore del Programma sull'estremismo alla George Washington University e già coordinatore della commissione sulla radicalizzazione a Palazzo Chigi durante i governi di Renzi e Gentiloni.
Si discute di El Koudri e la mail del 2021 con cui insulta i cristiani è un elemento ulteriore per inquadrare il soggetto. "Dice qualcosa in più - osserva Vidino - Di per sé non mi induce a dire siamo in presenza di un'azione terroristica - aggiunge - anche perché gli jihadisti non hanno il monopolio di questi discorso d'odio. Ma certo è un elemento in più". In ogni caso, è uno schematismo pensare che esista un'alternativa secca tra disagio mentale e fanatismo ideologico-religioso. Ed è molto miope ritenere che il titolo di studio o la cittadinanza italiana siano elementi incompatibili col profilo terroristico di un attentatore. "Dibattiti un po' folli - osserva Vidino - sembrano quelli che si sono visti negli altri Paesi europei 10-12 anni fa". In Francia è iniziata così. "Certo. E non ne sono ancora fuori. E 10-12 anni fa, quando c'erano gli attentati Isis, si parlava di queste dinamiche proprio in questi termini: Ah ma è cittadino francese! o anche belga o tedesco ovviamente. Oppure anche: È laureato. Tutti fattori - osserva l'esperto - che niente hanno a che vedere con la natura terroristica o meno dell'azione". "Uno può essere laureato, e anche ben integrato sotto tutti i punti di vista, può essere nato in un Paese, pensiamo addirittura ai convertiti, e questo non significa niente di per sé e non esclude niente. Sono fattori insignificanti dal punto di vista della determinazione se sia attacco terroristico o no - per Vidino - Quello che conta è la motivazione. Ed è abbastanza semplice: si tratta di capire se è motivato da un'ideologia estremista oppure no".
"Qui - prosegue - chiaramente si inserisce l'altro elemento, quello del disagio psichico o della malattia mentale. Va chiarito se c'è lunga storia di quel tipo ma, come detto molte volte, una cosa non esclude l'altra. Ci può essere una persona che ha un disturbo psichico, o una malattia mentale, ma è motivata da una certa ideologia, o dal desiderio di emulazione di atti visti in precedenza e legati a un certo tipo di ideologia". "Chiaramente - prosegue - questi input, questi stimoli arrivano in modo diverso a una persona che ha un disagio. Si entra in una zona grigia, in cui è difficile fare una determinazione - ammette - ma è la dinamica che spesso avviene con attentati in altri Paesi. Il soggetto era affetto da disagio mentale... sì ma al tempo stesso magari era consumatore di video dell'Isis, o ha compiuto il gesto facendo o dicendo determinate cose che sono proprie di certi gruppi". "Senza conoscere i dettagli e il background è difficile andare in fondo, ma il dibattito sul fatto che sia laureato o no, nato a Seriate o a Rabat, è assolutamente insignificante dal punto di vista della determinazione se sia terrorismo o no".
"Condivisibile anche quanto scrive Guido Olimpio" dice Vidino. Il giornalista del Corriere, nella sua analisi sui social, ha parlato di un "atto di terrorismo personale". "L'instabilità mentale - ha scritto - è spesso alla base di gesti di terrorismo d'ogni tendenza e non solo jihadista" e "uno può essere instabile e terrorista radicalizzato (termine che si applica a qualsiasi "colore") oppure può essere un instabile che si avvolge in una bandiera politica estremista". Insomma "attacchi come quello di Modena possono essere il risultato di spinte diverse e non sempre è possibile stabilire quale sia il più rilevante". "È condivisibile e molto equilibrate sono anche le parole di Piantedosi al Giornale".

