Bene l'export malgrado i dazi: l'Ue prova a liberarsi della Cina

Scritto il 19/05/2026
da Camilla Conti

Vendite estere record a marzo (61,7 miliardi). Materie critiche, nuovi vincoli contro Pechino

A marzo l'export italiano ha raggiunto il massimo storico mensile di 61,7 miliardi, in crescita del 7,4% su base annua. Sono i dati pubblicati ieri dall'Istat che stima un +4,8% per le importazioni (+4,8%) e un +4,1% per le esportazioni. Segno che i dazi trumpiani non hanno affondato il colpo come si pensava. Crescono le esportazioni verso Francia (+9,2%), Germania (+8%), Spagna (+12,6%) e Cina (+23,9%), mentre diminuiscono quelle verso paesi Opec (-42,9%), Turchia (-18,2%) e paesi Mercosur (-12,4%). Nel primo trimestre 2026, rispetto al precedente, l'export è salito del 4%, l'import del 2,3 per cento. Restano le difficoltà per le esportazioni del vino italiano che, secondo i dati dell'Unione Italiana Vini, hanno perso 340 milioni di valore da aprile 2025 a marzo 2026. Tuttavia, a marzo si è visto, per la prima volta dopo 9 mesi, un leggero aumento dei volumi spediti oltreoceano.

Intanto, secondo quanto riporta il Financial Times, la Ue sta elaborando un piano per costringere le aziende europee ad acquistare componenti critici da almeno tre fornitori diversi, nel tentativo di ridurre la dipendenza del blocco dalla Cina. Le nuove regole riguarderebbero imprese in alcuni settori chiave come quello chimico e dei macchinari industriali, che hanno lamentato un'ondata di importazioni cinesi a basso costo. La nuova legge stabilirebbe dei tetti massimi, previsti intorno al 30-40%, di quanto può essere acquistato da un singolo fornitore. Il resto dei componenti dovrebbe essere acquistato da almeno tre fornitori diversi, non tutti provenienti dallo stesso Paese. L'obiettivo del commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, sarebbe quello di affrontare il deficit commerciale del blocco di 1 miliardo al giorno, hanno riferito alcuni funzionari al quotidiano della City. Aggiungendo che i piani di Bruxelles saranno presentati a una riunione ad hoc della Commissione il 29 maggio. Se i commissari saranno d'accordo, una proposta dettagliata potrà poi essere approvata dai leader Ue nel vertice del 19 giugno.

Il problema è che il tentativo di sganciarsi dalla morsa del Dragone arriva tardi e dopo che la stessa Europa ha contribuito col green deal a far cadere in mani cinesi un intero settore industriale, quello dell'automotive (sempre secondo i dati Istat di ieri, l'import italiano di auto cinesi è triplicato e vale oltre mezzo miliardo). Nel frattempo, alla corte di Xi vanno a bussare i singoli Stati (ieri era in visita la vice primo ministro e ministro del Lavoro spagnolo, Yolanda Diaz). E mentre Bruxelles discute di tetti, quote e regolamenti, Washington e Pechino stanno già facendo affari miliardari. Nel report della Casa Bianca sulla recente missione Usa si legge che nel 2026, nel 2027 e nel 2028 la Cina acquisterà prodotti agricoli statunitensi per un valore di almeno 17 miliardi di dollari all'anno, oltre agli impegni di acquisto di soia assunti nell'ottobre 2025. E ha anche ripristinato l'accesso al mercato per la carne bovina statunitense rinnovando le registrazioni scadute di oltre 400 stabilimenti e aggiungendone di nuove. Trump usa la leva geopolitica per aprire nuovi mercati ai prodotti americani. E a seguire lo stesso schema di gioco sarà Vladimir Putin che oggi volerà da Xi a Pechino per firmare circa 40 accordi di cooperazione.