La premier tira dritto: criticare i magistrati e le sentenze assurde è un nostro diritto

Scritto il 19/02/2026
da Adalberto Signore

Nordio: mi adeguerò al richiamo del Colle. Il nodo affluenza per la vittoria del "sì"

da Roma

Non solo l'appello alle istituzioni a «rispettare il Consiglio superiore della magistratura», ma anche la scelta di presiedere una riunione ordinaria del Csm, cosa mai accaduta nei suoi undici anni al Quirinale. Sergio Mattarella sceglie di lanciare un segnale dal forte valore simbolico e lo fa cogliendo di sorpresa la politica tutta, governo compreso visto che fino a ieri mattina nessuno aveva anticipato a Palazzo Chigi le intenzioni del capo dello Stato.

Un richiamo, quello del Colle, su cui Giorgia Meloni predica fin da subito prudenza, pur nella convinzione che l'appello sia rivolto a tutti i soggetti coinvolti, compresi alcuni magistrati. La premier, però, ha un duplice obiettivo: da una parte disinnescare un eventuale scontro istituzionale, dall'altra rivendicare comunque il diritto di critica nei confronti dei magistrati. Una scelta che è politica ma anche tattica, visto che al referendum manca ancora un mese. La partita, insomma, è lunga. E anche se alcuni sondaggi arrivati a Palazzo Chigi sostengono che per blindare la vittoria dei «sì» servirebbe un'affluenza intorno al 40%, un'eventuale polarizzazione dello scontro sarebbe comunque prematura. Oltre che controproducente se cercata utilizzando toni eccessivamente ostili. Anche per questo, già nelle ultime 48 ore la premier avrebbe manifestato qualche dubbio sull'eccessiva radicalizzazione della campagna referendaria, circostanza su cui hanno inciso non poco anche le parole del ministro della Giustizia Carlo che si è spinto ad evocare lo spettro del «sistema para-mafioso» per il Csm.

Così, passata qualche ora dall'intervento di Mattarella, non è un caso che sia proprio Nordio ad abbassare bruscamente i toni. «Apprezziamo e condividiamo totalmente l'esortazione del presidente della Repubblica», si legge in una nota del Guardasigilli concordata direttamente con Palazzo Chigi. Ancora qualche ora e Nordio fa un passo ulteriore. «Mi adeguerò, diamo per conclusa questa fase polemica ed entriamo in una fase di dialogo costruttivo e contenutistico», dice a Perugia ai giornalisti che gli chiedono un commento sulle parole del capo dello Stato.

Disinnescata la percezione dello scontro istituzionale, Meloni decide però di tirare invece dritto nel criticare i magistrati che «ostacolano le decisioni» dell'esecutivo. Così, proprio mentre Nordio smussa e il capogruppo di Fdi alla Camera Galeazzo Bignami definisce «importanti e significative» le parole di Mattarella, via della Scrofa rilancia sui social il video diffuso da Meloni martedì contro la «magistratura politicizzata». Nel frattempo, diversi parlamentari di Fdi puntano il dito sui giudici di Palermo che proprio ieri hanno deciso di risarcire con 76mila euro la Sea Watch per «fermo illecito» della nave guidata da Carola Rackete. «È l'ennesimo attacco della magistratura all'attività del governo Meloni», ripetono uno dopo l'altro deputati e senatori. Sul punto alla fine interviene anche la premier, con il secondo video in due giorni. «Sul risarcimento a Sea Watch - dice - i giudici lasciano senza parole». Poi una domanda: «Qual è il messaggio che si sta cercando di far passare con questa lunga serie di decisioni oggettivamente assurde? Che non è consentito al governo provare a contrastare l'immigrazione illegale di massa, che qualunque legge si faccia e qualunque procedimento si costruisca una parte politicizzata della magistratura è pronta a mettersi di traverso?».

A Palazzo Chigi, insomma, la linea è quella di muoversi su un doppio binario. E se saranno confermati i sondaggi che vedono nel 40% circa di affluenza la garanzia di successo per sì è probabile che nelle due settimane prima del voto il confronto sia destinato a polarizzarsi. Per quanto Meloni abbia ribadito più volte che non si tratta di un voto sul governo, infatti, la premier sa bene che una eventuale vittoria del «no» metterebbe in estrema difficoltà la maggioranza, soprattutto Forza Italia (sconfitta sulla sua battaglia di bandiera) e Lega (alle prese con la complicata dinamica vannacciana).