Il circo della Flotilla è ripartito. O forse non si è mai fermato. Le imbarcazioni, che erano ripartite dalla Turchia dopo essere state fermate di recente in acque internazionali, sono state nuovamente fermate a largo di Cipro. E gli attivisti gridano subito all'ingerenza di Israele, ma non si comprende bene per quale motivo il governo di Tel Aviv dovrebbe consentire a un gruppo che loro sostengono sia legato ad Hamas di entrare a Gaza con tutti i rischi che ciò comporterebbe. Anche, perché, i canali ufficiali per consegnare gli aiuti umanitari sono stati aperti dal governo italiano, e perché a bordo delle loro navi, oltre a qualche preservativo, non sono state certo trovate e provviste per sfamare una popolazione in difficoltà. E, infatti, a difenderli è arrivata direttamente Hamas che in una nota in cui saluta gli attivisti e ne plaude l'operato, chiede "a tutti i Paesi del mondo, alle Nazioni Unite e alle organizzazioni per i diritti umani e umanitarie di condannare questo crimine, di ritenere i leader dell'occupazione responsabili delle continue violazioni del diritto internazionale, di agire immediatamente per liberare gli attivisti detenuti e di porre fine all'ingiusto e illegale blocco imposto a oltre due milioni di palestinesi a Gaza". A chiedere l'immediato rilascio dei cittadini italiani a bordo è il ministro degli Esteri Antonio Tajani: "Chiediamo e abbiamo chiesto che venissero tutelati i nostri concittadini, liberati il prima possibile". Ma, mentre la sinistra compatta difende l'operazione e grida allo scandalo, nelle piazze gli attivisti accusano tutti, pretendono protezione "sognano" Netanyahu dietro le sbarre, e lo fanno con il supporto politico e di alcuni artisti fedeli alla causa. Come Piero Pelù, che ha definito "criminale israelo-sionista" l'esercito di Tel Aviv, puntando il dito contro l'Esecutivo perché "ancora una volta Meloni e l'Europa tacciono" e annunciando la sua presenza nella piazza per la Flotilla di Firenze, non prima di aver partecipato a una diretta social con alcuni attivisti. Ieri sono state chiamate circa 30 piazze nel pomeriggio, con focus principale su Milano, Roma e Bologna. Nel capoluogo lombardo sono state imbrattate con la vernice rossa, simulando il sangue, le immagini di Giorgia Meloni e Guido Crosetto. Un "atto infame", come lo hanno definito il vice capogruppo di FdI alla Camera, Stefano Maullu, e l'onorevole Riccardo De Corato. A Bologna sono scesi in piazza anche l'assessore Daniele Del Pozzo e i consiglieri comunali Detjon Begaj e Porpora Marcasciano, mentre si scandiva il coro "Blocchiamo tutto", sul Crescentone al centro di piazza Maggiore veniva esposto lo striscione "Rompere con Israele terrorista" e dai social, su profili come quello del fotografo Andrea Bellaroto, rimbalzano le accuse a Israele di essere "Terrorista". A Livorno, invece, è stata rivendicata una "occupazione" del Comune da collettivi studenteschi, centri sociali e Potere al Popolo. Ma c'è anche chi, come i Giovani Palestinesi Italiani, ha postato nei propri canali le immagini "dal funerale del comandante martire Izz Al-Din Al-Haddad e dei suoi familiari, assassinati da un attacco aereo israeliano nella Striscia di Gaza. La popolazione ha reso omaggio al comandante giurando che le armi non verranno mai deposte davanti all'occupazione".

