Quando sei in difficoltà, rivolgiti a un amico. Anche se questo non è esattamente il più affidabile di tutti, chissà, magari può dare un mano. E così, con il conflitto impantanato sul campo e attacchi ucraini che arrivano addirittura a colpire Mosca, il presidente russo Vladimir Putin sarà oggi e domani in visita a Pechino per una serie di incontri con il leader cinese Xi Jinping. «Altissime aspettative » secondo il Cremlino per una visita che, non casualmente, arriva a pochi giorni da quella del presidente americano Donald Trump. Se è chiaro che la doppia visita non scalfisca più di tanto l’ambiguità del Dragone, che si guarda bene dal prendere posizioni nette a favore o contro di qualcuno per preservare i propri interessi, ben diverso il peso di ciò che cercherà Putin.
«Rafforzare ulteriormente il partenariato globale e la cooperazione strategica» oltre a «scambiarsi opinioni su questioni internazionali e regionali chiave» e firmare accordi e una dichiarazione congiunta al termine dei colloqui, lo scopo ufficiale della visita secondo il Cremlino. Ma è chiaro che sotto ci sia molto altro. Tra i non detti c’è la ricerca, che va avanti da quattro anni, di una sponda forte per concludere a proprio favore il conflitto in Ucraina mentre è diventato chiaro a tutti che i piani di Mosca sono saltati da tempo. Di avanzate non se ne parla, l’offensiva di primavere è fallita prima ancora di iniziare e anche i più accaniti filorussi non possono che constatare come la crisi economica sia ormai strutturale in Russia. Nonostante i tentativi di Mosca di negare. Se è vero che la Cina è ben lieta di stare con il piede in due scarpe, è anche evidente come al momento abbia più interessi nel non scontentare il rivale americano che nell’accontentare l’alleato russo che al momento altro non è che un socio di minoranza.
C’è anche una questione di immagine da non sottovalutare. Putin vuole dimostrare che di non essere isolato dal mondo e una stretta di mano con Xi può valere più che gli accordi, 40 secondo quanto annunciato, che i due leader firmeranno. Sviluppi geopolitici ma soprattutto un rafforzamento della cooperazione energetica, vitale per Mosca stante il blocco all’export di petrolio anche se Washington pensa ad altri 30 giorni di deroga stante la crisi in Medioriente. «Abbiamo aspettative molto serie per questa visita », ha confermato il portavoce del Cremlino Peskov, aggiungendo che «il partenariato strategico privilegiato e speciale con la Cina non è contro nessuno». Ma non è certo casuale che Mosca punti a rafforzate i rapporti con Pechino proprio ora che le difficoltà del conflitto si fanno più sentire: anche ieri droni ucraini hanno bucato le difese russe e seminato il panico in diverse regioni.
Mentre sia Kiev che Mosca hanno fatto sapere che gradirebbero che gli Stati Uniti continuassero la mediazione anche se, dal Cremlino arriva la conferma che non ci sono segnali di disgelo tra le parti in tal senso, la prossima settimana è in programma la riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Ue il cui centro sarà proprio il conflitto in Ucraina. Mentre non si fermano le voci su chi potrebbe essere il mediatore designato da Bruxelles per parlare con Putin in eventuali negoziati di pace, la portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri Anitta Hipper spiega che «ciò che verrà discusso è la nostra posizione in termini di richieste e di condizioni, e quale unità avremo nel formulare la nostra lista di richieste nei confronti della Russia. Si guarderà al cosa, non al chi», ha spiegato. Mentre il troppo filo- russo Gerhard Schroeder è stato bocciato, Angela Merkel ha preso tempo sull’eventuale «candidatura». Ma mai come ora c’è voglia di fare in fretta. Dopo anni di conflitto, la debolezza della Russia è un’occasione da cogliere al volo. Da Pechino ma soprattutto da Bruxelles.

