Le armi, i messaggi di odio e la mimetica: chi sono i baby assalitori al centro islamico di San Diego

Scritto il 19/05/2026
da Francesca Salvatore

Avevano 17 e 18 anni, vestivano abiti mimetici e avrebbero lasciato messaggi d’odio anti-islamici. Gli investigatori americani scavano nelle loro attività online e nei legami con ambienti suprematisti

Dietro l’attacco all’Islamic Center a San Diego, costato la vita a tre persone, ci sarebbero due adolescenti americani di 17 e 18 anni che, secondo gli investigatori, potrebbero essersi radicalizzati attraverso contenuti estremisti online. È questa la direzione principale dell’indagine aperta dall’Fbi e dalla polizia californiana dopo la sparatoria avvenuta nella più grande moschea della contea. I due ragazzi hanno aperto il fuoco contro i fedeli prima di fuggire e suicidarsi poco dopo in un quartiere vicino.

Le autorità stanno ora cercando di ricostruire il profilo dei due giovani, le loro frequentazioni digitali e l’eventuale presenza di manifesti ideologici o contatti con gruppi estremisti. Secondo quanto riferito dalla stampa americana, nella loro auto sarebbero stati trovati messaggi riconducibili all’odio anti-musulmano e riferimenti alla “supremazia razziale”.

I sospetti: due teenager americani e la denuncia della madre poche ore prima

Si tratta di Cain Clark, 17 anni, e Caleb Vazquez, 18 anni. Le autorità avrebbero rinvenuto messaggi anti-islamici nell’auto in cui sono stati ritrovati. Uno dei due ha prelevato un’arma dalla casa dei genitori poco prima di colpire, lasciando anche un biglietto di addio. Su una delle armi usate era riportata la scritta “hate speech”.

Secondo le fonti, i due attentatori vivevano nella contea di San Diego e non risultavano noti alle autorità federali per terrorismo o reati d’odio. Uno dei dettagli che più ha colpito gli investigatori riguarda però la segnalazione arrivata poche ore prima della strage: la madre di uno dei ragazzi aveva chiamato la polizia denunciando la scomparsa del figlio, insieme a diverse armi da fuoco e a un’auto di famiglia.

I due giovani si sarebbero presentati al centro islamico indossando abiti tattici e mimetici. Secondo la ricostruzione delle autorità, avrebbero iniziato a sparare contro le persone presenti all’esterno della moschea senza tentare alcun contatto o rivendicazione pubblica. Gli investigatori ritengono che l’azione fosse pianificata e che gli adolescenti avessero studiato gli orari di maggiore affluenza del centro religioso.

Dopo l’attacco, i due sono fuggiti in macchina e sono stati ritrovati morti poco dopo, con ferite auto-inflitte da arma da fuoco. La polizia ritiene che abbiano deciso di suicidarsi per evitare l’arresto.

La radicalizzazione online e i messaggi anti-islamici

La pista principale seguita dall’Fbi riguarda la radicalizzazione digitale. Gli investigatori stanno analizzando computer, telefoni cellulari e profili social dei due ragazzi per verificare eventuali collegamenti con forum estremisti, gruppi suprematisti o piattaforme frequentate dall’ultradestra americana.

Secondo i media statunitensi, all’interno del veicolo utilizzato dagli attentatori sarebbero stati trovati slogan anti-musulmani e riferimenti alla “racial pride”, espressione spesso associata ad ambienti suprematisti bianchi. La polizia di San Diego parla ora apertamente di “hate rhetoric”, spiegando che il movente dell’odio religioso è attualmente quello ritenuto più probabile.

Negli Stati Uniti cresce da anni la preoccupazione per il coinvolgimento di adolescenti in processi di radicalizzazione accelerati dai social network e dalle piattaforme online. Il Department of Homeland Security e l’Fbi hanno più volte avvertito come i gruppi estremisti sfruttano ormai contenuti virali, meme e chat private per intercettare giovani vulnerabili.

Il precedente di Poway e l’allarme delle comunità religiose

L’attacco di San Diego ha immediatamente riportato alla memoria altri episodi di violenza ideologica avvenuti nella stessa area della California meridionale. In particolare, la stampa americana ha ricordato la sparatoria antisemita alla sinagoga di Poway nel 2019, compiuta da un giovane radicalizzato online e influenzato da teorie suprematiste.

La comunità musulmana di San Diego ha organizzato una veglia interreligiosa nelle ore successive alla strage, mentre le autorità hanno rafforzato la sicurezza attorno ai luoghi di culto islamici in diverse città americane. Secondo il governatore Gavin Newsom, l’attacco rappresenta “un nuovo segnale allarmante della diffusione dell’odio estremista tra i giovani”.

Tra gli aspetti più drammatici emersi nelle ultime ore c’è anche la testimonianza di alcuni bambini presenti nella scuola della moschea durante la sparatoria. Reuters ha raccolto il racconto di un bambino di nove anni rimasto nascosto in un armadio insieme ai compagni mentre all’esterno si sentivano gli spari.