"Ho preso un coltello da cucina, sono uscito di casa e sapevo che quel giorno morivo..." è una delle poche frasi di senso compiuto, rivolte al suo legale, di Salim El Koudri, accusato di tentata strage a Modena. Un pazzo, che ha emulato perfettamente una tattica stragista dell'Isis, ma non sembra un jihadista. Anche se nella sua follia, come è in grado di rivelare il Giornale, aveva chiamato "enti militari legati alla Nato, compreso Camp Darby", il più grande arsenale americano in Italia, facendo domande sull'attività delle basi. E Meta, che gli aveva bloccato da tempo gli account sui social, non ha ancora fornito i messaggi violenti di El Koudri agli inquirenti pur specificando che "non inneggiava alla guerra santa".
Il suo avvocato, Fausto Giannelli, l'ha incontrato in carcere, e spiega che "non ha un perché, una ragione" della tentata strage, come se "l'avesse fatta un altro". Il legale sostiene che El Koudri "non è praticante, credente e non ha partecipato al Ramadan. Quando in carcere gli ho domandato se voleva un libro mi ha risposto la Bibbia". E avrebbe chiesto pure un prete.
Su quello che è accaduto i ricordi sono selettivi: "Guidavo forte, più forte che potevo, perché quel giorno pensavo di morire". Quando l'avvocato gli fa presente che ha spazzato via come birilli i passanti "è come se l'avesse sentito la prima volta". Sguardo perso nel vuoto annuisce a monosillabe, più che rispondere, o muove solo la testa. "Non ha nessuna risposta logica su quanto accaduto. Non è lucido" ha sottolineato il legale ribadendo che chiederà una perizia psichiatrica. A Modena, chi segue le indagini teme che vada a finire "come il caso Meran a Trieste. Anche El Koudri ce l'aveva con il mondo intero". Alejandro Stephan Meran, di origine latino-americane, ha ucciso due poliziotti nel 2019. Alla fine è stato assolto perché "incapace di intendere e volere". Adesso si trova in una struttura sanitaria residenziale (Rems), per malati mentali pericolosi che hanno commesso reati.
Le indagini sul movente di Modena, nonostante l'evidente follia di El Koudri, sono appena all'inizio. Fonti del Giornale hanno rivelato che "nel 2022 e 2023 ha fatto due telefonate, con il suo cellulare, presso comandi militari in Italia a connotazione Nato". Una della basi era quella americana, in Toscana, Camp Darby. "Ha chiesto cose banali, se non stupide, sulla loro attività e anche su cosa mangiano - spiega una fonte - In entrambe gli episodi la polizia militare ha interessato i carabinieri e dagli accertamenti è emerso un quadro di instabilità e depressione". El Koudri, chiamato a dare spiegazioni, avrebbe detto "che si annoiava e per questo ha telefonato" alle installazioni militari. Una volta accertati i problemi mentali (era in cura dal 2022 al 2024) "non è stato considerato una minaccia di tipo jihadista" e nessuno l'ha sorvegliato.
L'esperto informatico Simone Gardella, su richiesta della Procura di Modena, dovrà analizzare computer, tablet, cellulari vecchi che l'indagato aveva in casa. Nel suo paese, Ravarino, El Koudri è stato sentito più volte alzare al voce durante interminabili telefonate, che talvolta erano in francese. "Meta non ha ancora fornito i messaggi violenti, schizoidi che sfiorano le molestie sessuali, causa, tempo fa, della chiusura dei suoi profili social, in nome di un'interpretazione assurda della privacy" fa sapere un'altra fonte del Giornale. L'unica concessione, fino a questo momento, che non si trattava di frasi inneggianti alla guerra santa.
In Italia sono 800mila le persone in cura dei servizi di salute mentale dopo la legge Basaglia, che ha aperto i manicomi. Fra questi 700 sarebbero ad alto rischio e a piede libero, oltre a 15mila in libertà vigilata o in attesa di giudizio. "Di fronte a numeri del genere - spiega chi segue il caso - è impossibile intercettare un lupo solitario, spinto dalla pazzia, che emula un attacco terroristico, ma non è un jihadista".

