AGI - In Italia il debutto sui social per i minori, con il proprio account, avviene in media tra gli 11 e i 12 anni in largo anticipo rispetto ai limiti previsti dalle piattaforme (14 anni). E comporta un calo sensibile del rendimento scolastico. Il primo smartphone arriva, nella maggioranza dei casi, con il passaggio tra la quinta elementare e la prima media.
La recente ricerca dell’Università Milano-Bicocca (pubblicata su Nature Human Behaviour) su oltre 5mila studenti delle scuole secondarie, dà sostanza all’azione della Fondazione Patti Digitali che si propone di costruire un’alleanza tra scuole e genitori per posticipare l’esordio precoce dei minori sui social.
WhatsApp compreso, oggetto del pressing di molti pre-adolescenti, ma che nasconde una “montagna di pericoli” (video violenti, bullismo e trappola per l’attenzione o il sonno) al pari di Instagram e TikTok spiega all’AGI Marco Gui, docente di Sociologia dei media all’università di Milano-Bicocca e presidente della Fondazione Patti Digitali. Serve un mix tra educazione e gradualità.
Social e minori
Per proteggere i minori dal web, non si può puntare solo sul corretto utilizzo di mezzi tecnologici perché i social sono ‘disegnati’ per un’età adulta, la tesi. “Né sono sufficienti gli strumenti di parental control”, precisa Gui. “Un bambino può essere perfettamente consapevole di come relazionarsi con le altre persone ma non possiamo lasciarlo solo in un quartiere a luci rosse”, è la metafora.
"Non negare l'accesso ma costruire una comunità"
“La nostra prospettiva non è negare l’accesso ai singoli ma - sottolinea l’esperto - costruire una comunità in cui si converge su una norma sociale in modo che l’accesso alle piattaforme avvenga nell’età giusta. In modo da proteggere i minori dai rischi derivanti da un accesso prematuro ai social senza farli sentire esclusi nelle relazioni con i loro coetanei”.
La ‘mission’ è che tutti utilizzino il ‘casco’ così da accompagnare gradualmente nel web i ‘neo guidatori’ senza far sentire chi lo indossa un corpo estraneo alla comunità.
“Siamo nati nel 2021 su richiesta di diversi gruppi di genitori. All’inizio abbiamo incontrato molta resistenza dalle scuole piene di retorica ‘tecno-ottimista’. Negli ultimi anni invece c’è stato un boom di richieste e oltre 30 scuole hanno già aderito al nostro decalogo partendo dal presupposto che non tutte le innovazioni digitali sono buone per i nostri figli”. Si alla gradualità e no alla connessione permanente per i pre-adolescenti.
"No ai compiti online al pomeriggio"
“La nostra proposta – dice il presidente della Fondazione Patti Digitali – è che le scuole non ‘obblighino’ gli alunni a fare i compiti nelle piattaforme web tutti i pomeriggi magari quando i minori rimangono soli in casa”. Occorre un approccio graduale. Come “un computer in famiglia adibito a questa funzione da utilizzare per la didattica online ma solo nel fine settimana insieme ai genitori”.
"WhatsApp nasconde una montagna di rischi"
La marcatura a uomo dei minorenni sui propri genitori si traduce molto spesso nella persistente richiesta di scaricare di WhatsApp. “Ce l’hanno tutti i miei compagni di classe perché io no?”, è il refrain. “Questo è un problema che si pone per molti genitori perché WhatsApp è anche uno strumento di organizzazione familiare. Ma rappresenta un vero e proprio social".
I tre 'pericoli'
Ci sono tre tipi di rischi, spiega l'esperto. "Primo, lo scambio di contenuti violenti o pornografici provenienti dal web. O di messaggi o video legati al bullismo. Poi l’iperstimolazione sensoriale che porta a continue interruzioni dell’attenzione. Un problema anche per gli adulti che spesso porta a un calo di conversazioni con i propri figli. Terzo c’è un rischio fisiologico dovuto al guardare spesso uno schermo piccolo e a conseguenze ad esempio sulla vista come la miopia”.
La ricetta della Fondazione Patti Digitali
La ricetta per la pre-adolescenza (il periodo piè sensibile) della Fondazione Patti Digitali è sostituire gli smartphone tradizionali con telefonini più analogici (“alcuni sono già in commercio) senza connessione permanente né accesso ai social ma dotati di messaggistica protetta, app per la didattica e foto da condividere solo con un ristretto gruppo di amici.
I risultati della ricerca sui social e il rendimento a scuola
Il debutto precoce sui social va a braccetto con un calo del rendimento scolastico. Lo dicono i dati della ricerca condotta dall'Università di Milano-Bicocca, dall'Università di Brescia e dal Centro Studi Socialis pubblicata su Nature Human Behaviour su oltre 5mila studenti delle scuole secondarie.
Dallo studio emerge un legame tra l'iscrizione anticipata alle piattaforme social e il calo delle prestazioni nei test standardizzati. Chi debutta online precocemente ottiene punteggi significativamente inferiori in italiano e matematica rispetto ai compagni di classe che hanno rimandato il primo accesso sulle piattaforme online. La forbice è stata misurata in 0,2 deviazioni standard nei test Invalsi che equivale simbolicamente circa sei mesi di istruzione scolastica.

