AGI - Sgominata una banda che da mesi portava a termine con successo una serie di furti in ditte e attività industriali della provincia, trafugando di volta in volta rame, metalli pregiati, utensili da lavoro con danni di ingente valore economico. La Polizia di Stato di Padova ha infatti eseguito sette misure cautelari a carico danni di altrettante persone, appartenenti a famiglie nomadi, sospettate di far parte di questo sodalizio criminale attivo quanto meno dallo scorso aprile.
Tra i destinatari delle misure cautelari eseguite dalla Squadra Mobile di Padova c'è anche il capo della banda, attualmente residente in provincia di Rovigo, che vanta una serie di precedenti penali per reati contro il patrimonio: per lui il gip ha disposto il carcere mentre nei confronti di altri indagati sono stati applicati gli arresti domiciliari o il divieto di dimora.
L'indagine e i furti contestati
L'attività d'indagine ha avuto origine da una complessa attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile che ha consentito di delineare l'operatività di una organizzazione criminale che ha messo a segno numerosi furti ai danni di aziende metalmeccaniche ed enti specializzati nella lavorazione e commercializzazione di metalli duri (carburo di tungsteno) e rame tra i mesi di aprile e giugno 2026, quando numerose imprese del territorio veneto sono state oggetto di ripetute azioni delittuose. Chi ha 'operato' sul campo, ha mostrato di avere una preventiva e approfondita conoscenza del ciclo produttivo delle aziende poi danneggiate e dell'elevato valore economico del materiale asportato.
Le analogie riscontrate nelle modalità operative dei furti portati a segno, nella scelta degli obiettivi e nella tipologia del materiale sottratto avevano sin da subito convinto gli investigatori a ritenere che gli autori appartenessero a gruppi criminali altamente specializzati, caratterizzati da una significativa capacità organizzativa e da una preventiva attività di osservazione e selezione dei siti da colpire.
Tredici episodi contestati
I reati su cui si è sviluppata l'attività di indagine sono in tutto 13, compreso il furto aggravato del 10 aprile 2026 ai danni della ditta U.O.P. S.p.A. di Campodarsego (PD), quando, per accedere all'interno dello stabilimento, gli autori avevano utilizzato come "auto-ariete" un'autovettura Alfa Romeo Giulietta di colore grigio, rubata la stessa sera in via Tiziano Aspetti a Padova.
Oltre a questi episodi, agli indagati vengono contestati la ricettazione di un autocarro Fiat Ducato e il furto di un furgone Citroën Jumper, utilizzati per commettere i vari blitz.
Il 'modus operandi' della banda
Gli elementi acquisiti nella prima fase delle indagini e la successiva attività tecnica hanno consentito di identificare i componenti di un gruppo criminale strutturato, composto da soggetti appartenenti a due nuclei familiari di origine nomade, stabilmente dedito alla commissione di questi reati.
È stato così ricostruito un consolidato modus operandi caratterizzato dalla ripetuta commissione di furti in danno di aziende ed enti pubblici e privati, mediante preventive attività di sopralluogo, l'impiego di veicoli nella disponibilità del gruppo criminale, effrazioni degli accessi e asportazione di ingenti quantitativi di materiale di valore, con particolare riferimento a rame, metalli e utensili industriali che potevano poi essere rivenduti al mercato nero con ingente profitto.
Gli arresti e i provvedimenti
In particolare, gli investigatori hanno raccolto gravi elementi indiziari a carico dei sette destinatari delle misure cautelari in relazione a 13 diversi episodi predatori. I sette elementi della banda per i quali sono state emesse le misure cautelari sono stati portati in Questura. Il capo è stato portato nella casa circondariale di Rovigo, gli altri sono stati riaccompagnati nei loro domicili.

