AGI - "Don Mazzi ha interpretato il vero valore cristiano del perdono ed è sempre riuscito ad accompagnare coloro che sono caduti e metterli sulla retta via. È una persona a cui dobbiamo tanta riconoscenza e che ci dobbiamo sempre portare nel cuore". Lo ha detto il presidente dell'Inter, Giuseppe Marotta, al suo arrivo ai funerali di don Antonio Mazzi nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano.
Un lungo applauso ha accolto l'arrivo del feretro di don Mazzi nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano. Sulla sua bara è stato posto un girasole. La chiesa è gremita dei tanti che gli hanno voluto dare l'ultimo saluto. Don Mazzi è morto venerdì 31 luglio all'età di 96 anni. Tra i presenti al funerale c'erano il prefetto, Claudio Sgaraglia, il sindaco, Giuseppe Sala, l'europarlamentare del Pd, Giorgio Gori, il presidente dell'Inter, Giuseppe Marotta, il presidente di Rcs, Urbano Cairo e l'ex agente dei vip, Lele Mora.
Sala: "Un grande educatore che voleva bene ai suoi ragazzi"
"C'è già una richiesta avanzata da alcuni consiglieri", di iscrizione di don Mazzi al Famedio, "che io appoggerò senz'altro". A dirlo è stato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, al suo arrivo in Sant'Ambrogio per i funerali di don Mazzi. "Questa potrebbe essere una cosa, però vorrei un attimo sentire anche le persone che gli sono state vicine per capire cosa suggeriscono e poi anche per capire come andrà avanti la sua missione di Exodus che ormai svolge un ruolo importantissimo, quindi penso che, al di là di una memoria simbolica tipo il Famedio, per onorare Don Mazzi bisogna aiutare a far sì che Exodus vada avanti", ha continuato Sala.
Il sindaco lo ha definito "un vero educatore e sapeva fare questo mestiere. A volte era sopra le righe, a volte sembrava che pensasse un po' alle cose sue quasi assente, ma in realtà era sempre uno che andava all'obiettivo. Era molto diretto e sapeva cosa fare per ottenere le cose, quindi era un grande educatore che voleva gran bene a tutti i suoi ragazzi e che con tanta fantasia trovava i modi giusti. Poi nei rapporti con la pubblica amministrazione era un osso duro per quello che voleva e alla fine lo otteneva. Però tutti noi lo amavamo perché era una persona in buona fede e soprattutto che non mollava mai. Quarant'anni di Exodus sono un traguardo importantissimo".
Una vita dedicata agli ultimi
Don Mazzi fondò la Fondazione Exodus a Milano nel 1984 per recuperare i ragazzi dalla strada e permettere loro di riscattarsi, attraverso l'attività di associazioni e cooperative. "Tutta la comunità di Exodus si stringe nel ricordo e nella gratitudine verso un uomo che ha dedicato l’intera vita all’accoglienza e all’educazione” aveva fatto sapere la Fondazione in una nota, diffondendo la notizia della scomparsa di don Mazzi.
“Ci ha lasciati un padre, un uomo, a suo modo un visionario - aveva dichiarato Franco Taverna, vicepresidente della Fondazione Exodus -. Un ‘prete matto, borderline’, come spesso amava definirsi, che non si è mai stancato di lottare per restituire il futuro a tanti ragazzi che ha incontrato nella sua vita”.
“Don Antonio amava ripetere che non era stato lui a salvare i ragazzi, ma che erano stati proprio i ‘suoi ragazzi difficili’ a salvare lui. Oggi tutta la grande famiglia di Exodus si stringe intorno al suo ricordo. Non lo piangiamo con rassegnazione, ma faremo festa per lui, continuando a portare avanti la sua missione con quella stessa passione, determinazione e quella sana follia che lui ci ha trasmesso fino all’ultimo giorno”.
Infine, il vicepresidente Taverna aveva concluso: “Il suo approccio metodologico, incentrato sull’educazione, unito a una straordinaria visione d’insieme, ha permesso di riscrivere le linee guida dell’intervento pedagogico in Italia. La Fondazione, nel confermare la piena continuità di tutte le attività operative e progettuali in corso, si impegna a preservare e valorizzare il suo vasto patrimonio scientifico, educativo e morale”.

