La Sacra Corona (dis)unita

Scritto il 26/09/2026
da agi

AGI - La Sacra Corona Unita pugliese traballa, ma i riti non si toccano. Tentativi ce ne sono stati. Li avevano intercettati i carabinieri con l’operazione “Corona”. A parte le estorsioni e altri delitti, i militari del Raggruppamento Operativo Speciale (Ros) avevano scoperto la mossa pensata dalla mafia locale, la Società foggiana, per indebolire inchieste, processi ed eventuali condanne. E cioè rinunciare alle cerimonie di affiliazione per non lasciare tracce e rendere più difficile provare l’esistenza di una struttura mafiosa. Era il luglio 2013.

Il fallimento della strategia anti-indagini

Escamotage riuscito? Non sembra. Sono anni che la Direzione Investigativa Antimafia comincia le sueanalisi sulle evoluzioni della criminalità pugliese – anche l’ultima sull’attività del 2024 - registrando “scontri interni”, “conflitti” e “faide sanguinose”. Però, la liturgia criminale non è mai cambiata né è stata archiviata. 

Un esempio (tra i tanti) è l’operazione “Kairos” portata a termine quattro anni dopo la “Corona”, sempre dai carabinieri, dal Nucleo investigativo del Comando Provinciale di Bari. Nell’ordinanza il giudice per le indagini preliminari ha riportato il racconto di uno dei tre pentiti che hanno contribuito all’indagine e ha assistito al conferimento del grado di “seconda camorra” a due mafiosi pugliesi: “Era stato inciso con una lametta il pollice della mano destra – ha messo a verbale - in modo che il sangue venisse mischiato con quello del ‘compare di sangue’”. 

Le radici sacre della mafia pugliese

L’elemento sacro è un gene nel Dna delle organizzazioni criminali pugliesi. Lo fa capire una dettagliata relazione del 1992 firmata dall’allora ministro dell’Interno, Nicola Mancino. “Nel 1979 – si legge nel testo - Raffaele Cutolo in persona (fondatore della Nuova camorra organizzata), all’epoca latitante, ‘battezzò’ una quarantina di malavitosi pugliesi in un albergo di Lucera (Foggia). Il processo di confluenza nella camorra campana si interrompe quando il potere di Cutolo declina”.

La nascita della Sacra Corona Unita

Dopodiché l’evento. Viene descritto dal “Grande dizionario enciclopedico di mafie, terrorismo internazionale e storia dell’eversione”, curato da Fabio Iadeluca per la Pontificia Academia Mariana Internationalis. Rivelando anche un particolare curioso. Nel carcere di Bari, col benestare dell’ndranghetista Umberto Bellocco – riporta il lavoro - nel 1981 Giuseppe Rogoli fonda la consorteria, il 25 dicembre, data di nascita di Cristo, giorno da cui discenderà il nome Sacra corona unita, radicata nel triangolo Lecce-Brindisi-Taranto.
“Per la prima volta – afferma l’Academia - si formalizzò un’unica famiglia criminale, comprendente adepti di tutte le province pugliesi”. Ventiquattro mesi dopo le prime azioni mafiose. E “per lungo tempo – prosegue il Dizionario - la mafia pugliese è stata identificata nella Sacra corona unita”.

Le mafie pugliesi oggi

Oggi, però, “lo scenario mafioso regionale è costituito da una pluralità di organizzazioni”, chiarisce la Dia. La Scu del Salento – è la sintesi - è solo uno dei fioroni che sale dal cerchio della corona.  Nella provincia di Foggia ci sono Società foggiana, mafie garganica e cerignolana; la camorra barese è attiva nel territorio del capoluogo. I riti di affiliazione continuano a celebrarsi. In passato, nei corridoi della criminalità pare corresse qualche malcontento. “Le giovani generazioni della provincia di Lecce – aveva rilevato la Dia - appaiono meno sensibili all’autorevolezza dei capi”. Comunque, le voci non sono diventate rivoluzione. Le tradizioni criminali sono proseguite e il crimine si è evoluto: inquina istituzioni, economia legale e ha aumentato il proprio fatturato.

Comuni sciolti e infiltrazioni mafiose

Stando alle carte della Commissione antimafia del luglio scorso, per infiltrazioni mafiose dal 1991 a oggi “in Puglia sono stati sciolti 26 Comuni”. E nel 2025 – ha confermato il recente dossier del Viminale - una gestione commissariale è terminata nell’ente locale di Orta Nova, nel Foggiano. 
Nel febbraio dello stesso anno se l’è vista brutta pure il Comune di Bari. È stato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a dire no al commissariamento e a dare il via libera a quello di alcune Municipalizzate. “Ormai la Sacra corona unita si è sostituita allo Stato generando occupazione”, ha constatato (ottobre 2021) l’ex prefetto di Lecce, Maria Rosa Trio, davanti alla Commissione regionale di studio e inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata in Puglia (istituita nel 2016).

Il contrasto dello Stato

Sul fronte del contrasto? Dal 2017, nel Tacco d’Italia è stato inviato un esercito. Qui si sono stabiliti: sul Gargano, nella Foresta Umbra, i carabinieri dello squadrone eliportato “Cacciatori di Puglia” (controllo di aree rurali e impervie); a San Severo il Reparto di prevenzione crimine della Polizia; a Foggia le Sezioni operative del Ros dell’Arma e della Dia.
Inoltre, sono tre anni che la Commissione antimafia della presidente Chiara Colosimo va in missione a Bari, Lecce e Foggia ascoltando i rispettivi vertici di Tribunali, Prefetture, Forze dell’ordine e anche delle altre province: Taranto, Brindisi e dell’area che comprende Barletta, Andria e Trani (detta BAT).

Affari, turismo e potere mafioso

Dal canto suo, la criminalità organizzata pugliese si espande e fa sempre più affari. Nel 2021 l’istituto Demoskopica ha calcolato che nel solo settore turistico le mafie della regione sono arrivate a incassare 220 milioni di euro, il 10 per cento dei 2.200 che ogni anno intascano nel complesso tutte le organizzazioni mafiose italiane. Una fortuna.
Insomma, le tre “s” della mafia – sangue, soldi e sacro – vanno a gonfie vele. L’ultimo elemento della triade serve a uno scopo preciso, spiegato nel gennaio 2022 dall’allora procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi. “Le mafie pugliesi – commenta - hanno saputo sviluppare una penetrante e pervasiva capacità di controllo militare del territorio e un più evoluto modello di mafia degli affari”. Poi il passaggio saliente: “La strada è il luogo naturale di affermazione esterna della potenza mafiosa e della capacità di assoggettamento violento. Il carcere – conclude - è lo spazio in cui si sacramentalizza il vincolo mafioso”.