AGI - La città di Milano ha riservato l'ultimo saluto a uno dei suoi più amati pastori, don Antonio Mazzi, morto venerdì 31 luglio all'età di 96 anni. Tantissima gente ha riempito la Basilica di Sant'Ambrogio dove si sono celebrati i funerali. Tra i presenti alle esequie anche il sindaco Giuseppe Sala, il prefetto Claudio Sgaraglia, l'assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso e il vicepresidente della Fondazione Exodus Franco Taverna.
Terminati i funerali, il feretro è uscito dalla Basilica per dirigersi al tempio crematorio del cimitero di Lambrate. Nel piazzale antistante la basilica, la folla lo ha salutato sulle note di 'Io vagabondo' dei Nomadi.
Il ricordo di Don Ciotti
Molti i ricordi che hanno accompagnato la funzione, come quello di uno storico amico di Don Mazzi, don Luigi Ciotti :"Don Mazzi è stata la testimonianza cristiana che ha portato - ha spiegato il fondatore di Libera - evangelica, ma anche la responsabilità civile. Tre parole sono fondamentali nel Vangelo: speranza, giustizia, accoglienza. Lui ha testimoniato questo con Exodus. La nostra amicizia è stata saldare assieme la terra con il cielo".
Molti i ricordi che hanno accompagnato la funzione, come quello di uno storico amico di don Mazzi, don Luigi Ciotti, fondatore di Libera: "Tre parole sono fondamentali nel Vangelo: speranza, giustizia, accoglienza. Lui ha testimoniato questo con Exodus. La nostra amicizia è stata saldare assieme la terra con il cielo".
L'omelia e la preghiera del Ciao
"C'è una parola che risuona in questa abbazia che don Antonio apprezzava: ciao - ha dichiarato don Massimiliano Parrella nell'omelia -. Oggi qui comprendiamo che quel ciao non era una semplice parola, era il riassunto del suo Vangelo. Dietro quel ciao c'era tutto: il detenuto che non voleva più il suo futuro, l'operatore, un Dio che non chiude mai la porta a nessuno, il tossicodipendente. Oggi non ti salutiamo guardando indietro, ma guardando avanti perché il tuo ciao non chiude una storia, ma ne apre infinite altre".
E poco prima della fine dei funerali sono stati distribuiti dei volantini con il suo testamento spirituale, una preghiera del "ciao". "Ciao - si legge - è leggero come un bacio. Il ciao è dolce come un cioccolatino. Il ciao è fraterno come un abbraccio. Il ciao è travolgente come un sorriso. Il ciao: è tutto è niente è italiano è universale è familiare è maschile è femminile è singolare è plurale è laico è religioso. Il ciao lo voglio scritto sulla mia tomba perché dice, con quattro lettere, chi sono, cosa ho fatto e cosa farò. Signore, ciao!".
L'arrivo del feretro di Don Mazzi
Sala: "Un grande educatore che voleva bene ai suoi ragazzi"
"C'è già una richiesta avanzata da alcuni consiglieri", di iscrizione di don Mazzi al Famedio, "che io appoggerò senz'altro", ha affermato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. "Questa potrebbe essere una cosa, però vorrei un attimo sentire anche le persone che gli sono state vicine per capire cosa suggeriscono e poi anche per capire come andrà avanti la sua missione di Exodus che ormai svolge un ruolo importantissimo, quindi penso che, al di là di una memoria simbolica tipo il Famedio, per onorare don Mazzi bisogna aiutare a far sì che Exodus vada avanti", ha continuato Sala.
Il sindaco ha definito don Mazzi "un vero educatore che sapeva fare questo mestiere. A volte era sopra le righe, a volte sembrava che pensasse un po' alle cose sue quasi assente, ma in realtà era sempre uno che andava all'obiettivo. Era molto diretto e sapeva cosa fare per ottenere le cose, quindi era un grande educatore che voleva gran bene a tutti i suoi ragazzi e che con tanta fantasia trovava i modi giusti. Poi nei rapporti con la pubblica amministrazione era un osso duro per quello che voleva e alla fine lo otteneva. Però tutti noi lo amavamo perché era una persona in buona fede e soprattutto che non mollava mai. Quarant'anni di Exodus sono un traguardo importantissimo".
Una vita dedicata agli ultimi
Don Mazzi ha creato la Fondazione Exodus a Milano nel 1984 per recuperare i ragazzi dalla strada e permettere loro di riscattarsi, attraverso l'attività di associazioni e cooperative. "Tutta la comunità di Exodus si stringe nel ricordo e nella gratitudine verso un uomo che ha dedicato l’intera vita all’accoglienza e all’educazione” aveva fatto sapere la Fondazione in una nota, diffondendo la notizia della scomparsa di don Mazzi.
“Ci ha lasciati un padre, un uomo, a suo modo un visionario - aveva dichiarato giorni fa Franco Taverna, vicepresidente della Fondazione Exodus -. Un ‘prete matto, borderline’, come spesso amava definirsi, che non si è mai stancato di lottare per restituire il futuro a tanti ragazzi che ha incontrato nella sua vita”.
“Don Antonio amava ripetere che non era stato lui a salvare i ragazzi, ma che erano stati proprio i ‘suoi ragazzi difficili’ a salvare lui. Oggi tutta la grande famiglia di Exodus si stringe intorno al suo ricordo. Non lo piangiamo con rassegnazione, ma faremo festa per lui, continuando a portare avanti la sua missione con quella stessa passione, determinazione e quella sana follia che lui ci ha trasmesso fino all’ultimo giorno. Il suo approccio metodologico, incentrato sull’educazione, unito a una straordinaria visione d’insieme, ha permesso di riscrivere le linee guida dell’intervento pedagogico in Italia. La Fondazione, nel confermare la piena continuità di tutte le attività operative e progettuali in corso, si impegna a preservare e valorizzare il suo vasto patrimonio scientifico, educativo e morale”, aveva concluso Taverna.

