Piano per costringere Lotito a vendere la Lazio, perquisiti Bisignani e Mauro Masi

Scritto il 15/09/2026
da agi

AGI - I Carabinieri del nucleo investigativo di Roma, coordinati dai pm della Dda, stanno effettuando una serie di perquisizioni nei confronti del presidente della Banca del Fucino, Mauro Masi, e dell'ad Francesco Maiolini nell'ambito di una indagine in cui si ipotizza la manipolazione del mercato su quote societarie della Lazio.

L'attività riguarda anche Luigi Bisignani. L'inchiesta è affidata al procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e ai pm Lucia Lotti e Lorenzo Del Giudice.

Gli obiettivi degli inquirenti e l'ipotesi di "regia unitaria"

L'obiettivo degli inquirenti è capire se dietro la lunga offensiva contro il patron biancoceleste - dalle false notizie sulla vendita del club fino alla pressione esercitata attraverso social e mezzi di informazione - ci sia stata una "regia unitaria" e dietro l'operazione ci siano dei "mandanti".

Le accuse contenute nel decreto di perquisizione

Nel capo di imputazione contenuto nel decreto di perquisizione si legge che i tre indagati, "in concorso tra loro, e con altri ancora in corso di identificazione, concorrevano moralmente alla diffusione a mezzo social network attraverso la testata 'Millenovecento', concorrevano, moralmente e materialmente, anche attraverso il quotidiano 'Il Tempo' con cui collaborava Bisignani alla diffusione di notizie false relative alla imminente cessione del pacchetto azionario da parte di Claudio Lotito della S.S. Lazio".

Indagini partite dalle denunce di Lotito

Le indagini del nucleo investigativo dei carabinieri di via In Selci a Roma che hanno portato alle perquisizioni nei confronti di Luigi Bisignani e dei vertici della Banca del Fucino per la manipolazione del mercato su quote societarie della Lazio, sono cominciate dopo una serie di denunce presentate dal patron della squadra biancoceleste, Claudio Lotito.

In particolare, Lotito ha denunciato una serie di episodi come l'affissione di striscioni in piazza San Lorenzo in Lucina, nei pressi della Camera dei deputati, oltre a minacce telefoniche e via social ricevute. Più in generale, nel decreto di perquisizione alla base dell'indagine, si ipotizza l'esistenza di "una serie di elementi funzionali a ritenere la sussistenza di un disegno più ampio e unitario volto, da un lato a diffondere notizie false idonee a cagionare una riduzione del prezzo delle azioni della società sportiva quotata in borsa e, dall'altro lato, a indurre e costringere l'azionista di maggioranza a cedere il pacchetto azionario di controllo".

Banca Fucino, "estranei a vicenda"

In relazione alle notizie delle perquisizioni disposte dalla Procura della Repubblica di Roma per presunte pressioni per la vendita della SS Lazio, Banca del Fucino ha precisato in una nota che "la Banca non è indagata e non è destinataria di alcun provvedimento" e ha espresso "piena fiducia nell'operato del Presidente Mauro Masi e dell'Amministratore Delegato Francesco Maiolini, sicura che gli accertamenti in corso ne confermeranno la correttezza". 

La nota precisa che "Banca del Fucino non ha mai finanziato, direttamente o indirettamente, alcuna iniziativa, campagna o attività riconducibile alle vicende oggetto dell'indagine, ne' alcuna iniziativa lesiva degli interessi della S.S. Lazio S.p.A., dei suoi azionisti e dei suoi vertici". La Banca, poi, "non detiene azioni della S.S. Lazio S.p.A., non ha mai ricevuto alcun mandato per l'acquisto della società o di sue partecipazioni e non ha mai svolto attività di advisory per soggetti a qualunque titolo interessati alla stessa".
Banca del Fucino, conclude la nota, "ha piena fiducia nell'operato della magistratura, assicura ogni collaborazione utile all'accertamento dei fatti e conferma che la propria operatività prosegue con assoluta regolarità, nel pieno rispetto della normativa di vigilanza e a tutela dei propri clienti, dipendenti e azionisti". La Banca "si riserva di tutelare la propria reputazione e i propri interessi in ogni sede nei confronti di ricostruzioni distorte e lesive".