AGI - I poliziotti della Squadra Mobile di Campobasso e gli uomini del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato sono entrati per una perquisizione nello studio di commercialista di Gianni Di Vita a Pietracatella, marito e padre di Antonella e Sara, morte per avvelenamento da ricina. L'ufficio si trova di fronte l'abitazione della famiglia Di Vita-Di Jelsi.
Al momento l'uomo non risulta indagato per la morte delle due donne, avvenuta il 26 dicembre scorso.
La vicenda
Mamma e figlia sonoall'ospedale 'Cardarelli' di Campobasso il 26 dicembre scorso, non in seguito a un'intossicazione alimentare, bensì per avvelenamento. Nonostante l'iniziale ipotesi di morte per intossicazione alimentare, la Procura di Larino ha poi aperto le indagini per duplice omicidio contro ignoti sulla morte della 15enne Sara Di Vita e della 50enne Antonella Di Jelsi. La morte è avvenuta per avvelenamento con la ricina, una proteina presente nei semi della pianta del ricino che, se ingeriti, sono in grado di causare la morte cellulare bloccando l'attività della sintesi proteica.
L'autopsia
La sera del 26 dicembre scorso, la famiglia Di Vita aveva mangiato cozze, vongole, seppie e baccalà e i sospetti erano caduti anche su una confezione di funghi champignon. Gli inquirenti avevano svolto degli accertamenti anche su alcune farine. Anche Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, era stato ricoverato in condizioni stabili allo Spallanzani di Roma. Invece la figlia maggiore Alice, di 18 anni, non aveva cenato con la famiglia. Dai risultati dell'autopsia svolta al Policlinico di Bari, effettuata dalla dottoressa Benedetta Pia De Luca, su fegato e pancreas "ci sono delle alterazioni compatibili con l'intossicazione acuta", aveva reso noto il medico legale.

