AGI - Carenze, lacune, errori su errori: l'ospedale Monaldi di Napoli, dopo la morte del piccolo Domenico Caliendo, passato al setaccio alla ricerca delle cause che dovrebbero spiegare un caso assurdo di trapianto fallito. E c'è un esposto, che si aggiunge all'inchiesta già aperta.
Intanto per la morte del piccolo Domenico l'Azienda Ospedaliera dei Colli, di cui fa parte l'ospedale Monaldi, "acquisiti gli atti dei procedimenti disciplinari, ha assunto i provvedimenti di sospensione dal servizio di due dirigenti medici coinvolti nella grave e dolorosa vicenda del piccolo Domenico". Lo si legge in una nota relativa al caso del bambino morto dopo un trapianto di un cuore danneggiato. "Prosegue per gli altri sanitari coinvolti l'iter disciplinare secondo la normativa vigente- recita ancora la nota - l'azienda intende precisare di essersi immediatamente attivata per fare chiarezza su quanto accaduto, in trasparenza e nel rigoroso rispetto della legge".
E la procura di Napoli sta facendo anche accertamenti su altri due casi di trapianto precedenti a quello eseguito il 23 dicembre scorso. Non si tratta ancora di indagini, ma di una attenta valutazione su quello che emerge sull'attività svolta dal centro trapianti del nosocomio.
Il nuovo esposto riguarda criticità riscontrate già in occasione di un trapianto dall'esito infausto che risale a due anni fa. La denuncia è stata presentata da Federconsumatori Campania APS. “Abbiamo fallito. Dopo il caso di Pamela, ci eravamo ripromessi di mettere al sicuro i futuri piccoli pazienti e difendere il loro diritto alla salute. Le carte oggi ci confermano che avevamo ragione. Abbiamo fatto tutto il nostro dovere di associazione di tutela … ma non è bastato. Domenico ci dice che abbiamo fallito lo stesso”.
In queste parole commosse di Carlo Spirito, avvocato della Federconsumatori Campania APS, c’è il sunto di quanto ricostruito dall’associazione su quanto sarebbe accaduto in questi anni all’ospedale Monaldi di Napoli riguardo i percorsi di trapiantologia, una ricostruzione che è stata resa nelle scorse ore alla stampa durante una conferenza a Napoli.
L'esposto in Procura sulle carenze del Monaldi
Nell’occasione, la Federconsumatori Campania ha presentato ai media l’esposto presentato alla Procura della Repubblica di Napoli in cui si evidenziano le “gravi criticità circa la messa a norma e in sicurezza del centro trapianti” che avrebbero interessato l’intero percorso di trapiantologia pediatrica (e non solo) al centro della bufera dopo la tragica morte di Domenico Caliendo e il caso del ‘cuore bruciato’.
Mancanze di vigilanza e autorizzazioni
L’esposto documenta quelle che per l’associazione dei consumatori sarebbero gravi mancanze di vigilanza, controllo e rigore procedurale da parte delle istituzioni sanitarie competenti alle verifiche, a partire dalla Direzione generale della sanità campana, rimarcando come “sin dall’inizio non si sia tenuto conto delle evidenti non conformità operative, strutturali ed organizzative, certificando con il rinnovo dell'autorizzazione la prosecuzione dell’attività trapiantologica senza il previo compimento dei necessari adeguamenti strutturali e procedurali”. Esso segue a puntuale contestazione pendente anche innanzi alla Giustizia amministrativa.
L'ispezione del Centro nazionale trapianti
Si parte da un fatto: un’ispezione, avvenuta a cavallo dei tragici fatti che hanno portato alla morte della piccola Pamela Dimitrova nel 2024, all’incirca la stessa età di Domenico. Spiega il presidente Giovanni Berritto: “Tale ispezione, del Centro Nazionale Trapianti, nasce da nostro impulso. C’è un verbale ispettivo a noi reso noto solo questo febbraio 2026, ma che ci risulta essere in possesso tanto della Direzione Generale Sanità Campana che dell’Azienda Ospedaliera dei Colli da tempo. Addirittura, ci sarebbe un cronoprogramma concordato con il CNT che prevedeva la realizzazione del reparto dedicato ai trapianti entro il marzo del 2025, deadline chiaramente disattesa”.
Radici lontane della vicenda
Una storia che, secondo gli avvocati che si occupano della vicenda (oltre a Spirito presenti alla conferenza era presente anche l’avvocato Davide Di Luccio, incaricato della presentazione dell’esposto), ha quindi radici lontane.
Le gravi criticità riscontrate
Ma di quali criticità parliamo? “Partiamo dall’assenza di un reale reparto di trapiantologia pediatrica, come richiesto dal verbale del CNT, mentre invece si è continuato ad operare pediatrici ‘ospitati’ in aree della chirurgia per gli adulti non nate per l'assistenza pediatrica. C’è da spiegare il perché dell’assenza di una terapia sub-intensiva per i pazienti in uscita da terapia intensiva dopo il trapianto. C’è ancora da chiarire come mai si è proceduto all’attività di trapiantologia pediatrica nello stesso momento in cui il reparto di cardiochirurgia pediatrica era in rifacimento”. E ancora, tra le criticità messe in risalto: “Come è possibile che non ci sia stata da parte della Regione una valutazione dei volumi di attività dei reparti, al punto tale da non avvedersi che dal 2019 al 2024 l'unità operativa a cui è stata affidata la trapiantologia pediatrica risultasse aver effettuato un solo intervento?”. E così a ritroso fino al 2002, data in cui risulterebbe la richiesta di autorizzazione alle attività ospedaliere al Comune di Napoli della struttura, mai approvata e periodicamente prorogata senza le verifiche previste e che “quindi non poteva essere individuata come ‘centro trapianto’ in assenza di accreditamento SSN regolare e rinnovato”.
La richiesta di chiarezza
“Quello che possiamo dire oggi, in attesa che sia fatta piena chiarezza, – sottolinea energicamente Berritto a margine della conferenza – è che non si può derubricare a fatalità la morte di Domenico dopo quello che abbiamo ricostruito con fatica in questi anni”.
Un sistema compromesso e il diritto alla salute
“Siamo testimoni di un’azione istituzionale e burocratica che agirebbe in sfregio ai normali iter, facendosi beffa delle più elementari norme a tutela dei cittadini, e offrendo la tremenda impressione di un sistema che si sente superiore alle regole e le declina a suo piacimento. Un sistema che appare compromesso nell’insieme, e che mostra quanto la responsabilità sia condivisa su più livelli, sebbene con diversi livelli di gravità. Chiedere giustizia in questo caso vuol dire riparare questa stortura e restituire a tutti, specialmente ai più piccoli e vulnerabili di noi, il sacrosanto diritto alla salute”, conclude amaramente il presidente.

