Boom di dipendenze tra giovani, social e telefonino sono le nuove droghe

Scritto il 21/07/2026
da agi

AGI - Negli ultimi anni il mondo delle dipendenze tra i giovani sta cambiando radicalmente: accanto a droghe e alcol ora compaiono anche social, smartphone, internet e intelligenza artificiale. I meccanismi e le dinamiche sono sempre le stesse: il disagio di base, l'impossibilità di creare relazioni stabili e una grande rabbia che si cerca di curare con sostanze o abitudini che creano una gratificazione iniziale ma che rapidamente evolvono in dipendenza.

Ed esattamente come per tutte le altre dipendenze, compaiono rapidamente tutti i sintomi dell'astinenza e delle overdosi. A lanciare l'allarme all'AGI è il professor Gabriele Sani, responsabile del CEPID (Centro Psichiatrico Integrato di Ricerca, Prevenzione e Cura delle Dipendenze) del Policlinico Gemelli di Roma. 

Lo sviluppo di dipendenze tra i giovani

"Le dipendenze non si fermano più soltanto alle sostanze stupefacenti classiche, purtroppo sempre drammaticamente diffuse, ma si stanno evolvendo in gravi disfunzioni comportamentali e digitali - ha spiegato Gabriele Sani -. I dati confermano che decine di migliaia di adolescenti italiani soffrono o sono a forte rischio di dipendenze comportamentali.  Parliamo di un uso compulsivo e patologico della tecnologia nelle sue varie forme: dal generico tempo passato davanti a uno schermo a social network, videogiochi, telefonini, intelligenza artificiale e simili... Si tratta di dipendenze in grande diffusione anche perché legate a fenomeni nuovi, non sono le dipendenze più diffuse, che continuano ad essere alcol e Thc prima di tutto, ma stanno aumentando vertiginosamente. Si tratta di dinamiche che agiscono sugli stessi network cerebrali stimolati dalle sostanze stupefacenti, compromettendo seriamente lo sviluppo psicologico, relazionale ed educativo dei nostri ragazzi".

I dati del fenomeno

Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica "Frontiers in Psychology", negli ultimi due decenni si è assistito a livello globale a un trend crescente di dipendenza digitale, in particolare per quanto riguarda l'uso di smartphone (27% della popolazione), social media (17%), internet (14%) e videogiochi (6%), con gli adolescenti come categoria più esposta all'influenza delle tecnologie digitali.

Nello specifico, secondo un'analisi pubblicata a giugno sulla rivista scientifica "Archives of Psychiatric Nursing", un adolescente su 4 a livello globale (25%) presenterebbe un uso problematico o assimilabile a dipendenza dai social network, mentre un recente studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA), evidenzia come la dipendenza da smartphone riguardi ormai la stragrande maggioranza degli adolescenti, con il 49,2% dei ragazzi che mostra livelli di dipendenza elevati, a cui si aggiunge un 24,6% che registra una crescita esponenziale dei sintomi già entro i 15 anni. Nel mirino anche i videogiochi, con il 41,1% dei giovani che presenta un uso ad alto rischio di dipendenza.

Un demone silenzioso

"Il rischio maggiore risiede nella natura 'invisibile' di queste dipendenze - prosegue Sani - consumandosi spesso all'interno delle mura domestiche, attraverso uno smartphone o un computer, i genitori rimangono del tutto ignari del dramma che stanno vivendo i propri figli, scambiando l'isolamento per semplice timidezza o abitudine generazionale. Inoltre, quando il problema si rende evidente, si tende spesso a voler risolvere il sintomo rapidamente, senza saper affrontare il malessere di fondo alla base della dipendenza stessa. Questi ragazzi sovente hanno un disagio o una vera patologia psichiatrica che si manifesta attraverso la dipendenza. Una persone che ha una dipendenza è una persona sola, anche se apparentemente in compagnia. E noi dobbiamo quindi lavorare sul sistema nel quale ragazzi sono inseriti: le famiglie ma anche il sistema allargato. Le dipendenze sono un problema sociale e come tale vanno affrontato. E nessuno deve sentirsi esente da questa battaglia".

I problemi dell'AI

Anche l'utilizzo dell'Intelligenza Artificiale tra i giovanissimi è in crescita: secondo il report "European children's use and understanding of generative AI" curato dal network di ricerca internazionale EU Kids Online (EUKO), oggi in Europa il 72% dei minori tra i 13 e i 17 anni si affida abitualmente all'IA Generativa (contro solo il 28% che dichiara di non farne alcun uso). "Siamo davanti un mondo completamente nuovo, che ovviamente non va demonizzato, né considerato la causa di ogni male, cosa che è spesso tranquillizzante e deresponsabilizzante per il mondo dei grandi. Bisogna imparare a conoscerlo e gestirlo, proteggendo i nostri ragazzi non dal mondo in se', ma dalle sue potenziali degenerazioni", conclude il professor Sani.