AGI – "Non c'è un magistrato italiano che sia davvero preparato sulla prova scientifica. Garlasco ne è l'esempio lampante". La 'sentenza' del giudice milanese Giuseppe Gennari può sembrare una provocazione ma è corroborata dalle quasi 200 pagine del libro in uscita 'La scienza non giudica' che ha scritto assieme a Franco Taroni, uno dei più quotati statistici forensi europei, e a Luca Luparia, avvocato e docente di diritto processuale all'Università degli Studi di Milano. Un giudice, uno scienziato e un avvocato affrontano il tema che occupa i tribunali e anche i media in maniera quasi ossessiva con picchi di coinvolgimento popolare mai visti a partire dalla riapertura dell'inchiesta sull'omicidio di Chiara Poggi.
Eppure, a quanto spiega Gennari, i magistrati non sono in grado di maneggiare con cura DNA, impronte, autopsie e tutto il corredo di dati scientifici che ormai anche l'opinione pubblica pensa, a torto, di conoscere bene. "È da dieci anni, dall'omicidio di Meredith Kercher, che parliamo di prova scientifica connessa a errori giudiziari - spiega in un'intervista all'AGI Gennari -. Adesso siamo a discutere di Garlasco dove, comunque vada, sono state rovinate due vite, quelle di Stasi e di Sempio".
Caso Poggi, la scelta sbagliata del consulente genetico
A proposito di questa inchiesta, una di quelle approfondite nel testo assieme a tante altre mediatiche, Gennari individua un punto preciso di svolta da cui emerge l'impreparazione dei giudici: "È la consulenza genetica disposta nel 2014 dalla Corte d'Assise d'Appello che si rivolse al professor Francesco De Stefano. Venne scelto lui, in mancanza di criteri di selezione, probabilmente in quanto professore universitario e presidente della società dei genetisti forensi. Ma la realtà era che De Stefano aveva un laboratorio che non era accreditato e con una dotazione strumentale non aggiornata nonostante i giudici avessero chiesto testualmente 'l'utilizzo delle tecniche più moderne'. La Corte non aveva compreso che il suo era un elaborato qualitativamente non robusto. Se l'avessero capito, saremmo arrivati dove siamo ora?".
Impreparazione dei magistrati sulla prova scientifica
Perché i magistrati non sono competenti sulla prova scientifica? "Per una carenza strutturale del sistema e perché non esistono, nemmeno in un organismo di qualità come la Scuola Superiore della Magistratura, una formazione obbligatoria e programmi specificamente dedicati alla prova scientifica. In altre parole, non esiste nulla di comparabile al 'Referee Manual on Scientific Evidence' prodotto dal National Research Council per i giudici americani".
Quanti sono i magistrati preparati da questo punto di vista? "Nessuno. Sia per impreparazione ma anche per pigrizia e per la sottovalutazione del fatto che ci vorrebbe una formazione precisa. Ci sta che il consulente dica qualsiasi sciocchezza per compiacere la parte o la Procura ma è qui che dovrebbe intervenire il giudice. Così succede che le scienze forensi ti offrono sempre più strumenti ma tu non li sai padroneggiare. Può essere che su Garlasco si arrivi a una revisione e potrà sembrare che il sistema abbia funzionato ma non è così. Tenere le persone in queste condizioni per anni è peggio dell'ergastolo".
La proposta per riformare il sistema giudiziario
Gennari fa una proposta per portare la giustizia fuori dalle caverne dell'autoreferenzialità: "Quando in un ospedale si verifica un evento critico c'è il risk management che spiega perché le cose non sono andate per il verso giusto. Perché non immettere una cosa simile nel sistema giudiziario per imparare dagli errori? Un organismo così potrebbe essere composto da giudici ed esperti che spieghino gli sbagli e indichino come non ripeterli".
Un libro per comprendere la prova scientifica
Il libro, chiarisce il giudice, "non è per addetti ai lavori ma per un pubblico vasto, è scritto in modo discorsivo e illustra molti casi pratici". Insomma si propone anche come vademecum, con uno sguardo lungo nel tempo e attento alle esperienze in altri Paesi, per chi assiste ai dibattiti sui media e desidera crearsi un'opinione più consapevole e documentata e meno emotiva.

