Tre casi in 24 ore. I giudici non mollano sull'immigrazione e ora ci tocca risarcire anche il gasolio a Carola Rackete. "Oggi i giudici prendono un'altra decisione che lascia letteralmente senza parole" dichiara a caldo la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, commentando la sentenza di Palermo a favore della ong immigrazionista che ieri - nel primo pomeriggio - ha diffuso trionfalmente la notizia: "Mentre il Governo annuncia il blocco navale e attacca le ong, il diritto ancora una volta dà ragione alla disobbedienza civile: il Tribunale di Palermo ha stabilito che SeaWatch sarà risarcita di 76mila euro per il blocco ingiustamente subito nel 2019 dopo il caso Rackete".
La vicenda è quella che vide appunto l'attivista tedesca comandante di Sea Watch 3 (e poi eurodeputata della sinistra) forzare con uno speronamento il blocco navale nel porto di Lampedusa, il 29 giugno del 2019, per far sbarcare sull'isola 42 migranti.
E ancora ieri, a tre ore di distanza dall'annuncio trionfale con propositi di "disobbedienza" Sea-Watch International riportava un'ulteriore novità giunta da altri giudici siciliani, su un'altra nave: "Il provvedimento di fermo della Sea Watch 5 è stato revocato. Il tribunale di Catania ha deciso di sospendere il provvedimento di fermo di 15 giorni e la relativa multa. Presto torneremo nel Mediterraneo e saremo pronti a supportare le persone in transito".
Tutto ciò a meno di 24 ore di distanza dal video in cui la premier aveva garantito: "Continueremo a difendere la sicurezza e la legalità senza arretrare", dopo che il Tribunale di Roma aveva respinto la richiesta di espulsione di un cittadino algerino con 23 condanne disponendo oltretutto un risarcimento di 700 euro a carico del ministero dell'Interno.
E anche la sentenza di ieri stabilisce che lo Stata debba pagare: benzina, acqua e luce. Nelle 14 pagine - che il Giornale ha visionato - il giudice Maura Cannella elenca le spese che lo Stato italiano dovrà rimborsare all'Ong per il fermo dell'imbarcazione guidata da Rackete. Il danno oltre la beffa. Ecco la nota spese che il Giornale è in grado di dettagliare. Per acqua, corrente, spese portuali e di agenzia, la fattura emessa da Rackete è pari a 39.681 euro. Fattura 316 del 2019. La seconda fattura (la 397 del 2019) riporta le spese per la benzina pari a 31.500 euro. E poi anche gli avvocati di Capitan Rackete vanno a carico degli italiani. La fattura 1365/2019, per un totale di 5mila euro. In totale la prima tranche di liquidazione è pari a 76.181,62. Le spese andranno suddivise tra Prefettura di Agrigento e ministeri dell'Interno, dell'Economia e delle Infrastrutture. E c'è un altro importo che va riconosciuto all'Ong di Rackete: 14mila e 103 euro di spese processuali. Un totale da quasi 100mila euro per aver forzato il blocco della Guardia costiera. Ma perché i giudici sono arrivati a questa conclusione? In pratica, secondo l'organo monocratico del Tribunale di Palermo, la prefettura di Agrigento non avrebbe comunicato in tempo il dissequestro della nave. Costringendo - si fa per dire - l'equipaggio della Sea Watch a sostenere spese non dovute.
La sentenza scatena lo scontro. "Non solo all'epoca la Rackete è stata assolta perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell'immigrazione illegale di massa. Oggi i giudici prendono un'altra decisione che lascia letteralmente senza parole" ha dichiarato come detto la presidente del Consiglio in un video spiegando che la notizia "vergognosa" del giorno prima, "sembra una sciocchezza rispetto a quello che è accaduto" con Sea Watch. E il vicepremier, Matteo Salvini, definisce "incredibile" la decisione. "Un vero e proprio premio - così lo interpreta - per aver forzato un divieto del governo, speronando una motovedetta della Guardia di Finanza pur di entrare in porto con i clandestini". E avverte: "Il 22-23 marzo voterò Sì al referendum per cambiare questa in(giustizia) che non funziona". "Io su quella nave c'ero quando fece il suo ingresso in porto" ribatte Riccardo Magi di + Europa che invita il governo a risarcire Sea Watch senza attaccare i giudici per il referendum.