La Cina ha acceso i riflettori sul misterioso Progetto Nantianmen, traducibile in lingua italiana come “Porta Celeste del Sud”. Si tratta di un’iniziativa che mescola fantascienza, marketing tecnologico e suggestioni militari. Nato nel 2017 all’interno di una controllata della Aviation Industry Corporation of China (Avic), il progetto non sarebbe formalmente un programma d’armamento operativo, bensì una proprietà intellettuale a tema aerospaziale. Eppure, la linea di confine tra narrazione e realtà rilanciata sempre più spesso dai media del Dragone appare sempre più sottile…
Lo strano progetto cinese
Al centro dell’universo Nantianmen troviamo oltre cento concept di armi futuristiche: gigantesche portaerei spaziali, caccia ipersonici, sciami di droni autonomi e robot tattici progettati per un’ipotetica guerra del futuro. A rendere il tutto ancora più intrigante è la presenza fisica di modelli in scala reale esposti nei principali saloni aeronautici cinesi, come quello di Zhuhai, dove mock-up di velivoli immaginari hanno condiviso il palco con jet realmente entrati in servizio o in fase avanzata di sviluppo.
Questa scelta comunicativa ha alimentato vari interrogativi: siamo davanti a un esercizio creativo o a un’anticipazione simbolica delle ambizioni strategiche di Pechino? Il progetto, ambientato in un 2043 segnato da minacce extraterrestri e crisi globali, racconta di una Cina che guida un sistema di difesa integrato Terra-Luna. Ma al di là della trama, ciò che cattura analisti e osservatori è la coerenza tra alcune tecnologie immaginate e le attuali direttrici di ricerca nel campo aerospaziale e militare.
Secondo il South China Morning Post, che ha dedicato un’analisi approfondita al fenomeno, il cosiddetto Nantianmen Project funziona soprattutto come vetrina concettuale per esplorare scenari di supremazia aero-spaziale. La televisione di Stato CCTV ha intanto descritto i caccia “space-sky integrated” - capaci di operare sia nell’atmosfera sia nello spazio - come tecnologie destinate prima o poi a diventare realtà.
Tra fantascienza e realtà
Tra i sistemi più discussi figura il colossale vettore aerospaziale “Luanniao”, una sorta di portaerei orbitale alimentata, nella finzione, da reattori a fusione nucleare e in grado di trasportare decine di caccia “Xuannu”, velivoli ipersonici con capacità sia pilotate sia senza pilota. Le specifiche sono volutamente estreme: velocità oltre Mach 8, armi a energia diretta, manovrabilità avanzata e integrazione con sciami di droni intelligenti. Accanto a questi compare il robot tattico “Chengying”, concepito come ecosistema di combattimento terrestre coordinato da un’unità centrale con capacità di comando autonomo.
Il peso simbolico dell’iniziativa è amplificato dal legame con Avic e dalla creazione di veri e propri parchi tematici dedicati all’universo Nantianmen, tra cui una grande struttura prevista nell’area di Lingang a Shanghai. Qui i visitatori potranno esplorare ricostruzioni di basi lunari, centri di comando e hangar futuristici, in un’operazione che unisce intrattenimento, educazione patriottica e divulgazione tecnologica.
È infine interessante notare che questa dimensione culturale richiama inevitabilmente paragoni con la Strategic Defense Initiative lanciata negli anni Ottanta dal presidente statunitense Ronald Reagan e soprannominata “Star Wars”. Ecco: alcuni commentatori occidentali hanno definito Nantianmen la “Star Wars cinese”, ipotizzando che l’intero piano possa fungere sia da strumento di soft power sia da segnale strategico nei confronti degli Stati Uniti.