Cresce il tono dello scontro tra Commerzbank e Unicredit. Dopo la partenza del periodo di adesione all’offerta lanciata dal gruppo italiano su quello tedesco, i vertici dell’istituto di Francoforte sono tornati all’attacco: l’offerta di Unicredit «non prevede un premio adeguato e non riflette il valore intrinseco di Commerzbank», fanno sapere il cda e il Consiglio di sorveglianza. Il motivo del loro rifiuto alla proposta è che il piano presentato dal ceo Andrea Orcel «è vago e comporta rischi considerevoli». Per la ceo tedesca Bettina Orlopp «Unicredit sottostima in modo significativo le perdite di ricavi, sopravvaluta le sinergie e ipotizza un calendario di attuazione irrealistico». Il tutto si colloca nell’ambito di «una fusione che è in realtà una proposta di ristrutturazione che avrebbe un impatto enorme sul nostro modello di business collaudato e redditizio».
Commerz difende la sua indipendenza, appoggiata apertamente dal governo tedesco. Una posizione prevedibile, visto che la Cancelleria guarda con particolare attenzione alla tenuta occupazionale, anche se la banca ha già annunciato un piano che prevede il taglio di 3mila posti di lavoro nell’ambito della riorganizzazione e dell’adozione dell’intelligenza artificiale. Il presidente del Consiglio di Sorveglianza di Commerz, Jens Weidmann, si è spinto addirittura a bollare come «speculative» le proposte di Unicredit. Secondo Weidmann, l’operazione rappresenterebbe «una minaccia per le relazioni con i clienti che Commerzbank ha costruito sulla fiducia e l’affidabilità, nonché sulla motivazione dei suoi dipendenti». Poiché l’offerta è strutturata come uno scambio di azioni Unicredit, gli azionisti di Commerzbank che accettassero l’operazione «dovrebbero assumersi questi rischi in qualità di futuri azionisti» del gruppo italiano. Da qui la raccomandazione a non aderire all’offerta. Accuse alle quali il gruppo di Piazza Gae Aulenti ha già dato una prima risposta: «Prendiamo atto della pubblicazione del documento» di Commerzbank «e ne esamineremo attentamente il contenuto. Dissentiamo profondamente da molte delle argomentazioni presentate, ritenendole prive di fondamento e di dati a supporto». E poi la promessa: «Forniremo una risposta dopo aver esaminato approfonditamente le questioni sollevate».
Nel frattempo Orcel sta andando avanti per la sua strada, nonostante le resistenze anche politiche al suo tentativo di scalata. Tant’è che la banca con sede a Milano – secondo quanto emerge dalla BaFin, la Consob tedesca – è salita a un’esposizione complessiva pari al 38,87%. Una posizione composta dal 26,77% di azioni detenute direttamente, dal 3,22% tramite derivati regolabili in azioni e dall’8,88% in derivati regolabili esclusivamente in contanti. La mossa permette a Orcel da una parte di sbarrare la strada a eventuali rivali nell’operazione, ma anche di poter limare la quota azionaria se dopo la chiusura dell’Ops si dovesse trovare a detenere una quota tale da dover consolidare a bilancio Commerz come se la possedesse al 100%. Eventualità che Unicredit vorrebbe evitare in questa fase.