Le regole devono sempre valere per tutti

Scritto il 19/02/2026
da Vittorio Feltri

Gentile Direttore Feltri,
qualche giorno fa lei ha scritto un articolo sui tentativi di rapimento di bambini da parte di immigrati, mettendoci in guardia riguardo a questo fenomeno. Martedì sera un altro caso. Stavolta non a Bergamo, ma a Napoli. Ancora una volta, ha proprio ragione lei.
Grazie.

Gabriella De Luca

Cara Gabriella,
ti confesso che talvolta preferirei avere torto. Non c'è alcuna soddisfazione nell'«azzeccare» un fenomeno quando in gioco ci sono madri terrorizzate e bambini strattonati all'uscita di un supermercato. Non è questione di chiaroveggenza. I giornalisti non leggono il futuro: osservano il presente. Guardano la cronaca, collegano i fatti, li interpretano. E negli ultimi mesi i fatti parlano da soli: Padova, Bologna, Calabria, Bergamo, ora Napoli. Soltanto per citare alcuni casi. In più di un episodio una madre è stata avvicinata o aggredita mentre usciva con i figli da un esercizio commerciale. È una dinamica che si ripete. Il punto non è «avere ragione». Il punto è chiedersi perché questo accade. Esiste un'immigrazione che lavora, si integra, paga le tasse, cresce figli che diventano cittadini italiani a tutti gli effetti. È una realtà concreta e positiva. Ma esiste anche un'altra faccia della medaglia: quella dell'irregolarità cronica, dei soggetti con precedenti, dei decreti di espulsione mai eseguiti, delle permanenze illegali che si trascinano per anni. Qui non si tratta di etichette. Si tratta di legalità. Quando una persona è destinataria di un provvedimento di espulsione e quel provvedimento non viene eseguito, lo Stato manda un messaggio devastante: la legge è opzionale. Quando a questo si aggiungono ricorsi infiniti, sospensive automatiche, cavilli procedurali e conflitti tra norme che paralizzano l'azione amministrativa, il risultato è uno solo: l'irregolarità diventa stabile. Non sto attaccando in blocco la magistratura. Ma è un dato che il sistema, così com'è strutturato, spesso produce una catena di stop che finisce per impedire l'allontanamento anche di soggetti con precedenti gravi. Tra tribunali, ricorsi, valutazioni, sospensioni, si crea un labirinto che non giova alla collettività.

E chi paga le conseguenze di questo labirinto? I più fragili. Donne e bambini non possono diventare il prezzo di un sistema che non riesce a far rispettare le proprie decisioni. La sicurezza non è uno slogan politico. È un diritto elementare. E negare il problema per timore di essere accusati di durezza non rende il Paese più civile. Lo rende più vulnerabile.

Il buonismo, quando si traduce in paralisi, non è bontà. È irresponsabilità. Alimenta insicurezza, degrado, conflitto sociale. E mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Dire questo non significa criminalizzare intere comunità. Significa pretendere che le regole valgano per tutti. Sempre. Senza eccezioni, senza scorciatoie, senza alibi ideologici.

Non c'è alcuna gloria nel constatare che un fenomeno cresce. C'è solo preoccupazione. E il dovere di dirlo.

Se difendere il diritto delle madri a uscire da un supermercato senza paura significa essere accusati di eccessiva franchezza, me ne farò una ragione. Da sempre preferisco la franchezza all'ipocrisia.