Clamoroso furto al museo regionale di Messina, prese opere di Antonello

Scritto il 16/08/2026
da agi

AGI - Sarà ricordato come il furto di Ferragosto, paragonabile - per importanza delle opere, impatto sull'immaginario e l'incredibile facilità con cui sembra essere stato messo a segno - a quello della Natività di Caravaggio finita in un buco nero a Palermo tra il 17 e il 18 ottobre del 1969. Nelle ore in cui a Messina sfilava la Vara, il carro della Madonna dell'Assunta invocata quest'anno anche per i morti del crollo alla Pistunina, in quelle stesse ore i ladri, violando il sistema di allarme, hanno fatto irruzione nel Museo regionale e si sono diretti verso l'opera più preziosa del pittore più iconico della città dello Stretto: il Polittico di San Gregorio di Antonello da Messina e una tavoletta bifronte dello stesso pittore raffigurante Madonna e Cristo in pietà. I ladri sono riusciti a smontare il Polittico e portarne via tre tavole, lasciando le altre due davanti all'edificio, e a trafugare la tavoletta bifronte. 

Messina, l'allarme scatta intorno alle 21

L'allarme sarebbe scattato intorno alle 21: al 112 è giunta la telefonata di un cittadino che ha segnalato la presenza di alcune tavole sul viale Annunziata nei pressi del museo. Da qui, le indagini della polizia che sta vagliando le immagini dei sistemi di videosorveglianza e interrogando i quattro custodi presenti. Per entrare nel giardino del museo, i ladri potrebbero essere passati attraverso le grate del lato che sporge sul viale Annunziata. Due delle sbarre che recintato l'area del museo sono leggermente piegate come per consentire il passaggio. Poi per entrare nel museo potrebbero aver forzato una porta laterale. Sul furto indaga la polizia, al museo è intervenuta anche la polizia scientifica.

Le opere rubate e quelle ritrovate

"È stato un colpo difficile da superare - ha detto la direttrice del MuMe, Maria Mercuurio - speriamo di riaverli. Il Polittico è un'opera composta da cinque tavole, di queste due sono state recuperate, sono quelle dei due santi, San Gregorio e San Benedetto, mentre la Madonna in trono con il Bambino e i due angeli sono stati portati via con la tavoletta bifronte. Quello che è successo è al vaglio degli inquirenti. Siamo stati tutta la notte con loro. Ad avvisarci è stata la polizia che ha trovato due tavolette fuori dal museo. Sono arrivata subito e abbiamo fatto questa amara scoperta. Il museo è videosorvegliato e allarmato".

Lo sgomento per il furto viene vissuto anche a Roma, dove il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha espresso "sconcerto" e "vicinanza alla città e all'intera comunità per quanto accaduto". "Confido, come sempre, nell'operato delle forze di sicurezza, nel caso specifico della Polizia, cui sono affidate le indagini", ha aggiunto Giuli, sottolineando che è la Regione Siciliana "l'ambito" in cui "ricade la gestione dei musei dell'Isola, in ragione dell'autonomia speciale vigente".

"La Regione - ha detto dal canto suo il presidente, Renato Schifani - sta garantendo la massima collaborazione alla magistratura e alle forze dell'ordine, mettendo a disposizione ogni elemento utile per le indagini. Va chiarito che l'allarme e il sistema di videosorveglianza del museo hanno funzionato regolarmente. Le registrazioni video e gli altri dati acquisiti sono già al vaglio degli investigatori e potranno contribuire alla ricostruzione della dinamica e all'individuazione dei responsabili".

"Parallelamente - ha proseguito Schifani - è già stata avviata un'ispezione interna per ricostruire ogni passaggio e accertare eventuali responsabilità riconducibili all'operato del personale addetto alla custodia". L'opposizione va alla carica con una interrogazione parlamentare a Giuli: "Abbiamo chiesto - spiega il Pd - quali iniziative intenda assumere per favorire il recupero delle opere e per evitare che episodi analoghi possano ripetersi. Non possiamo limitarci a prendere atto di quanto accaduto. Il patrimonio di Antonello da Messina costituisce una parte fondamentale dell'identità culturale di Messina e dell'intero Paese. Se saranno confermate le circostanze del furto, ci troveremmo davanti a una sottrazione gravissima di beni di inestimabile valore storico e artistico".

Il mondo della cultura unanime: "Come Caravaggio, oggi Regione responsabile"

Il furto ha ripiombato il mondo culturale e artistico della Sicilia nell'incubo e nello sgomento in cui l'avvolsero i ladri che s'impadronirono della Natività del Caravaggio a Palermo tra il 17 e il 18 ottobre del 1969. Quello avvenuto a Messina "è un furto che per gravità potrebbe essere paragonato a quello del Caravaggio palermitano", afferma Dario Stazzone, docente di Italianistica a Catania e presidente della Società Dante Alighieri della città etnea, che come diversi colleghi affida ai social la propria rabbia.

"Ho ripensato a tutte le volte che sono tornato al MuMe - spiega - per rivedere un'opera capitale come il polittico di San Gregorio, sopravvissuto al terremoto del 1908, recuperato letteralmente tra le macerie, non senza danni. Ho diverse foto del polittico e col polittico. Un furto inconcepibile, inimmaginabile, che vuole le immediate dimissioni della dirigenza del museo e dell'assessore regionale (non so neppure chi sia). E subito mi chiedo: il personale, i custodi dov'erano? L'impianto dall'allarme? Quali complicità hanno permesso una simile sottrazione? Si prova una rabbia sorda nel pensare che ancora oggi esistano idioti capaci di reificare un'opera d'arte e ridurla al suo valore economico. Che con infinita arroganza pensano di poter privare la comunità di simili opere.Si trovino subito le opere, si condannino i responsabili e i complici. E il governo regionale si assuma tutte le sue responsabilità'!". 

Stazzone non è il solo a puntare il dito sulla Regione Siciliana. "Manca personale, mancano perfino i custodi a tutelare in nostro patrimonio culturale", spiega all'AGI Simona Modeo, archeologa, vice presidente regionale di Siciliantica, autrice insieme alla collega Serena Raffiotta dei due volumi "Ladri di antichità" (edizioni Lussografica) che approfondiscono il tema delle incursioni criminali nel patrimonio artistico, dai 'tombaroli' alle archeomafie fino alle connessioni di con grandi e importanti musei internazionali. "A Messina c'erano custodi e personale sorveglianza - aggiunge Modeo - ma se sono riusciti a rubare opere di Antonello da Messina, significa che qualche falla esiste".

Il problema è a monte: "Abbiamo un patrimonio che non riceve l'attenzione che merita - sottolinea - e viene gestito da persone non competenti: incaricati di tutelarlo sono sovrintendenti, direttori dei parchi, nominati da una politica che utilizza il patrimonio culturale per fare propaganda, mentre il sistema di gestione fa acqua da tutte le parti". Dove potrebbero essere finite le tavole? "Probabilmente - risponde - nella disponibilità di un collezionista privato".

"La vulnerabilità dei sistemi di sicurezza e sorveglianza dei musei - spiega a sua volta l'archeologa Raffiotta, protagonista della restituzione all'Italia della 'Testa di Ade' - esce a nudo all'improvviso quando è troppo tardi per rimediare al danno. Questa vicenda dimostra come le priorità nella gestione dei luoghi della cultura debbano essere tutti quegli interventi che da 'dietro le quinte' possano garantire al patrimonio culturale mondiale sicurezza, cura e salvaguardia in eterno. Il resto è decisamente collaterale e secondario. Adesso, fossi il presidente della Regione Siciliana, o meglio ancora il Ministro della Cultura, attiverei un piano di verifica immediata dei piani di sicurezza di tutti i siti e musei siciliani, costringendo a investire nella custodia, pena il blocco di ogni altro investimento. Una vicenda di questa gravità non può passare inosservata. Oggi è un brutto giorno, e non solo per Messina e la Sicilia".

"Questo furto di opere di Antonello al MuMe - sottolinea a sua volta Caterina Greco, ex direttrice del Museo Salinas di Palermo - è uno tsunami sui beni culturali siciliani. Si dovrebbero dimettere tutti, Assessore, DG, direttore museo. Antonello è, per il grosso pubblico, il più iconico dei pittori siciliani, certo il pù noto e amato. Ma al museo di Messina sono conservate anche due opere di Caravaggio di inestimabile valore: il tutto - conclude - in mano a 4 custodi che non sono nemmeno custodi, cioè agenti di pubblica sicurezza con il patentino, e a un sistema di allarme e video sorveglianza che a quanto pare è stato facile violare. Non ce lo meritiamo il nostro patrimonio culturale".