Duplice omicidio di Villa Pamphili: Francis Kaufmann condannato all'ergastolo

Scritto il 05/11/2026
da agi

AGI - 

La Prima Corte d’Assise di Roma ha condannato all’ergastolo, con isolamento diurno per tre anni, Francis Kaufmann, il cittadino americano accusato di aver ucciso la compagna Anastasia Trofimova e la figlia Andromeda, di appena 11 mesi, nel giugno del 2025 all’interno di Villa Pamphili. I giudici hanno accolto la richiesta avanzata dalla procura capitolina, riconoscendo la responsabilità all’imputato a cui sono contestati il duplice omicidio e l’occultamento di cadavere. Le salme delle due vittime si trovano ancora in Italia.

Nel corso della requisitoria il pm Antonio Verdi ha descritto Kaufmann come “un narcisista patologico, un manipolatore e un impostore”, ma al tempo stesso una persona “lucida e razionale” nell’esecuzione di un piano che, secondo l’accusa, portò prima all’uccisione della giovane madre e poi della bambina. Il rappresentante dell’accusa, nel corso dell’udienza del 26 ottobre, ha ricostruito quanto avvenuto nei primi giorni di giungo di due anni fa. “Ricordo ancora quella telefonata del 7 giugno, ero di turno esterno - ha detto in aula il pm -, quel sopralluogo nel grande parco verde della Capitale e il corpo della piccola Andromeda, nudo e abbandonato tra le piante, sembrava una bambola”.

Il ritrovamento dei corpi

Poco dopo gli investigatori trovarono anche il corpo di Anastasia, giovane di origine russa che dal 2023 aveva una relazione con il 47enne statunitense. “I due corpi erano a distanza di un centinaio di metri, quello di Anastasia era sotto un telo”, aveva ricordato il magistrato davanti ai giudici. Nella requisitoria sono state citate anche le numerose mail inviate dai genitori di Anastasia alla ragazza per metterla in guardia da quello che definivano un comportamento manipolatorio da parte del compagno.

La vita a Villa Pamphili

Secondo quanto emerso nel dibattimento, i tre vivevano da oltre un mese all’interno di Villa Pamphili, dove trascorrevano le notti in sistemazioni di fortuna. Kaufmann era arrivato a Roma da tempo e tentava, senza successo, di inserirsi nel mondo del cinema proponendo sceneggiature e progetti professionali.

Kaufmann, noto anche con il nome di Rexal Ford, è stato fermato almeno tre volte dalle forze dell’ordine. L’ultimo episodio risale al 5 giugno del 2025, quando Anastasia era già morta e Kaufmann si trovava in strada con la figlia, apparendo visibilmente ubriaco. “Gli agenti non hanno fatto bene il loro mestiere, se avessero fatto quello che andava fatto forse la bimba sarebbe ancora viva. Si sono fatti incartare da Kaufmann”, ha sostenuto il pubblico ministero.

Il nodo psichiatrico del processo

Il processo è stato caratterizzato anche da una complessa vicenda sul piano psichiatrico. Presente solo sporadicamente in aula, Kaufmann durante una delle prime udienze aveva sostenuto di essere innocente, affermando che i testimoni ascoltati fossero “tutti mafiosi”. Per alcune settimane il dibattimento è stato sospeso per consentire una perizia psichiatrica. Gli esperti avevano rilevato una temporanea incapacità dell’imputato di stare in giudizio, situazione che aveva reso necessario un percorso terapeutico e farmacologico disposto dalla Corte. Successivamente, il 16 giugno scorso, i giudici hanno dichiarato la ripresa del processo, evidenziando in un’ordinanza che lo stato fisico e psichico dell’imputato risultava compatibile con il regime detentivo, pur raccomandando un costante monitoraggio clinico.

La difesa: "Valuteremo l’appello"

“Leggeremo le motivazioni della sentenza, e se ci dovessero essere i presupposti, valuteremo l’appello; tra 90 giorni vedremo. Resto convinto che a prescindere da una sentenza di condanna, ci sono diverse lacune che rimarranno in questo processo”, commenta Paolo Foti, legale di Kaufmann, dopo la condanna all’ergastolo per il suo assistito.