"Verità e giustizia sulle stragi", a Palermo oltre 8mila in corteo. Maria Falcone: "Giovan...

Scritto il 23/05/2026
da agi

AGI - Sono oltre 8 mila i partecipanti al corteo promosso a Palermo da un folto cartello di associazioni e collettivi che chiedono "giustizia e verità" sulle stragi di mafia, nel 34esimo anniversario dell'eccidio di Capaci.

Le associazioni presenti

Tra gli organizzatori dell'evento Agende Rosse, Cgil, Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Centro Studi Paolo e Rita Borsellino e Our Voice. "Fuori la mafia dallo Stato", tra gli slogan. "Basta silenzi e depistaggi", si legge sugli striscioni.

Il corteo nel cuore della città

Partiti dal palazzo di giustizia, i manifestanti hanno attraversato piazza Verdi, via Ruggero Settimo, piazza Castelnuovo e via Libertà, nel cuore della città, per raggiungere l'area vicina all'Albero Falcone. Musica e slogan hanno scandito il percorso. Tantissimi i giovani presenti, con striscioni e magliette colorate.

C'è anche un monitor che segna l'orario quest'anno sul palco allestito ai piedi dell'Albero Falcone, in via Notarbartolo. Così alle 17:58 in punto - orario in cui un'esplosione sventrò l'autostrada uccidendo Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani - è a tutti visibile il momento in cui viene poi intonato il "silenzio". Lo scorso anno furono furiose le polemiche per l'anticipo di diversi minuti dell'omaggio ai caduti.

Le parole di Maria Falcone

"Fuori la mafia dallo Stato", hanno continuato a gridare alcuni manifestanti sotto l'Albero, mentre Maria Falcone ha preso la parola dal palco: "C'è anche chi contesta, ma è il sale della democrazia. Mi auguro che non lo si faccia alle 17:58, in quel momento tremendo. E domani si riprenda pure. Vorrei solo dire - ha proseguito la sorella del magistrato - che Giovanni è nostro. E guai a chi ce lo tocca. Dobbiamo portare avanti le loro idee, loro sono di tutti". 

"Oggi (sul palco) ci sono solo io, e dietro di me ragazzi da tutta Italia che leggeranno i nomi. Vogliamo che siano loro a leggerli, perchè sono la dimostrazione che davanti alle cause importanti tutti gli italiani devono essere d'accordo. La memoria di Giovanni e Paolo e delle scorte non deve essere sterile, ma continuo ricordo alla città che non bisogna fermarsi e mai dire 'abbiamo vinto'", ha concluso Maria Falcone.

Gli applausi per Nino Di Matteo

All'evento era presente, tra gli altri, il magistrato Nino Di Matteo, accolto tra gli applausi. "Si arriverà alla verità sulle stragi - ha detto Di Matteo - se le istituzioni e il popolo italiano la vorranno trovare. I segnali però non sono oggi positivi. C'è una parte significativa del Paese e delle istituzioni che vuole archiviare per sempre alcune pagine importanti, ritenendo soddisfacente l'esito della condanna dei mafiosi, che è un esito importante, ma che non ha ricostruito tutta la verità", ha detto il magistrato.

Il trauma e la memoria, incontro con Mulè e Provenzano 

Storicizzare, senza perdere la memoria del trauma: il 1992 è entrato nella mente e nel corpo di una intera generazione, che con la strage di Capaci e quella di via D'Amelio "è venuta al mondo una seconda volta" ma con l'obbligo di "trasformare in qualcosa che aiuta". Se ne è parlato all'Istituto Comprensivo Statale "Giovanni Falcone" nel quartiere palermitano dello Zen, scenario di una attuale recrudescenza mafiosa, durante l'incontro "Le stragi del 1992 tra storia, politica e memoria" organizzato dalla facoltà di Scienze politiche del capoluogo siciliano."La generazione venuta al mondo durante le stragi è stata segnata, come sono segnati i bambini che vengono al mondo sotto le bombe di qualunque guerra", ha detto, tra gli altri, siciliano e responsabile Esteri del Pd Giuseppe Provenzano, che ha ricordato "la mobilitazione collettiva" seguita alle stragi.

E' toccato a Giorgio Mulè, anche lui siciliano e vice presidente della Camera (FI), entrare nel vivo di quel trauma: "Per me, come per tanti altri, Capaci e via D'Amelio sono le Fosse Ardeatine, Sant'Anna di Stazzema, punti di non ritorno rispetto all'abisso e alla malvagità". La "fortuna" di chi è nato dopo è di poter meglio "storicizzare ciò che è accaduto, e non vivere quegli eventi con le diottrie di chi in quegli anni e dopo si è impadronito di quella memoria perchè doveva essere indirizzata da una parte, e se non ti allineavi eri un nemico".

La contesa odierna riguarda, appunto, la "memoria" di ciò che accadde in quegli anni, e in questa battaglia tra i fronti una proposta l'ha fatta sul Giornale di Sicilia il direttore di Scienze Politiche, Costantino Visconti: si può "ripartire da un patrimonio già condiviso, ossia che la mafia dei corleonesi ha voluto eliminare l'acerrimo nemico impiegando tutte le sue risorse, militari e politiche. Proviamo?".