AGI - Il giorno dopo l'assalto dei No Tav in Val di Susa arriva il bilancio delle forze dell'ordine ferite durante la guerriglia scatenata dagli attivisti. A quanto apprende l'Agi da fonti qualificate, sono 126 gli operatori rimasti feriti ieri negli scontri provocati dai No Tav: 58 poliziotti, 48 carabinieri e 20 finanzieri.
Ai No Tav sequestrati ordigni e molotov
La polizia ha identificato 436 persone, parte delle quali provenienti da altri paesi europei quali Francia, Germania e Belgio, le cui posizioni sono al vaglio sia dal punto di vista amministrativo sia penale. Sequestrato anche ingente materiale pirotecnico ed esplosivo, maschere antigas, ordigni artigianali e diverso materiale idoneo a nascondere il volto. In particolare, diverse bottiglie incendiare.
Nel corso dei servizi preventivi, con l’ausilio anche delle articolazioni di specialità della polizia, erano già stati sequestrati materiali della stessa natura ed erano state identificate di circa 1.800 persone, con l’emissione di numerosi provvedimenti di vario tipo, tra i quali l’allontanamento dal territorio nazionale di alcuni cittadini francesi. Tra gli altri, sono stati emessi 16 fogli di via obbligatori, 9 divieti di accesso alle aree urbane e due fermi preventivi. Tre cittadini francesi, inoltre, sono stati respinti alla frontiera.
Il video del materiale sequestrato
Danni per un milione
Ammontano a circa un milione di euro, secondo una prima stima, i danni degli scontri avvenuti ieri al cantiere Tav di Chiomonte, in Valle di Susa. A renderlo noto è Telt, Tunnel Euralpin Lyon Turin, società binazionale italo-francese incaricata di realizzare e gestire la sezione transfrontaliera della nuova linea ferroviaria Torino-Lione.
"La situazione più critica - spiega Telt - si è verificata a Chiomonte dove i manifestanti hanno violato il perimetro di cantiere, facendo uso di bombe incendiarie e lancio di pietre. Al momento dell'attacco erano presenti una decina di operai che sono subito stati fatti allontanare e portati in salvo. Sono andati completamenti distrutti gli uffici di cantiere dell'impresa (due piani di container con le dotazioni), un container ad uso magazzino, l'officina e l'hangar con attrezzature di grandi dimensioni, l'impianto di video sorveglianza, pick-up e auto di cantiere, recinzioni e il centro visitatori con il materiale espositivo". "C'erano anche delle bombole di acetilene che sono esplose - aggiunge Telt - fortunatamente dopo che tutti erano riusciti ad allontanarsi". Sono ancora da valutare, spiega ancora Telt, le tempistiche per la rimozione dei detriti e il ripristino degli spazi di lavoro e dei servizi in galleria.
La dura condanna di Giorgia Meloni
"La violenza dei No Tav non piegherà lo Stato". La premier Giorgia Meloni prende la parola sui social per condannare quelle che da destra vengono viste come vere e proprie azioni di guerriglia. "Chi lancia bombe carta, incendia mezzi dello Stato e aggredisce le Forze dell'Ordine non sta difendendo un'idea, sta attaccando lo Stato", sottolinea la premier.
La solidarietà di Mattarella alle forze dell'ordine
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato il Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, si apprende da un comunicato del Colle, per chiedergli di trasmettere agli agenti delle Forze dell'Ordine la sua solidarietà e il suo ringraziamento "per la loro azione al servizio della comunità nazionale. Il Presidente della Repubblica ha fatto pervenire la sua vicinanza agli agenti feriti".
Gli scontri
Gli scontri sono scoppiati durante il corteo No Tav, il movimento che prova a fermare la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione. Le forze dell'ordine, in tenuta antisommossa, vicino ai cantieri di San Didero e Chiomonte, hanno risposto alle offensive di alcuni attivisti che hanno lanciato pietre e bombe carta. Un escalation violenta che ha portato all'uso di lacrimogeni e idranti. Diversi video e foto mostrano anche due camionette dei Carabinieri e due della Guardia di Finanza date alle fiamme. Il sindacato di polizia Coisp parla di almeno 50 agenti feriti.
Sindacato Polizia di Stato, gli uomini in divisa non ne possono più
"Non è pensabile. Non è umanamente pensabile quanto accaduto. Quelle sono scene che una società civile, che la nostra società civile, non può iscrivere nelle pagine della sua storia. Per puro miracolo non c'è' scappato il morto". Così in una nota Felice Romano, Segretario Generale del Siulp, il primo sindacato della Polizia di Stato e di tutto il comparto Sicurezza, oltre che dei comparti Difesa e Soccorso Pubblico: "Dalle informazioni che ci provengono dal capoluogo piemontese - aggiunge - dove le autorità aggiornano ora dopo ora il numero dei feriti, si potrebbe addirittura superare le 150 unita'. Tutto questo è pazzesco. Il Ministro dell'Interno Piantedosi invii un segnale forte e deciso, perché le donne e gli uomini in divisa non ne possono più".
L'Associazione nazionale funzionari di polizia esprime "la più sincera vicinanza ai poliziotti e a tutti gli appartenenti alle forze dell'ordine rimasti feriti negli assalti ai cantieri della Torino-Lione". "Il dato che emerge dalle ultime ore è impressionante - sottolinea Enzo Letizia, segretario dell'associazione -: oltre 120 feriti tra gli operatori impegnati a garantire la sicurezza e l'attuazione delle decisioni dello Stato. Numeri che descrivono la reale dimensione degli scontri e smentiscono qualsiasi tentativo di ridurre quanto accaduto a una manifestazione degenerata".
Per il leader sindacale, "quando vengono utilizzati bombe carta, razzi, pietre, ordigni incendiari e altri strumenti di offesa contro uomini e donne in divisa, non siamo più di fronte all'esercizio del diritto di manifestare, ma a una violenza organizzata che mira a colpire le istituzioni democratiche. E' doveroso distinguere chi esprime, anche con fermezza, il proprio dissenso verso un'opera pubblica da chi trasforma quella protesta in un'occasione di guerriglia. Confondere questi due piani significa arrecare un grave danno agli stessi cittadini della Val di Susa che manifestano pacificamente e nel rispetto della legge. Non convince, inoltre, il ripetersi di dichiarazioni che, pur condannando formalmente le violenze, finiscono poi per ricercarne giustificazioni di natura politica o sociale. Nessuna scelta del governo, nessuna infrastruttura e nessun provvedimento possono costituire una spiegazione accettabile per un attacco organizzato contro le forze dell'ordine".
L'Anfp auspica che tutti i responsabili vengano "rapidamente individuati e chiamati a rispondere delle proprie azioni. Al tempo stesso, rinnova il proprio sostegno agli operatori che, ancora una volta, hanno affrontato rischi gravissimi per garantire il rispetto della legge e la tutela della collettività. Oltre 120 feriti non sono il prezzo del dissenso: sono il segno di un'aggressione allo Stato democratico che merita una risposta ferma, sul piano investigativo, giudiziario e istituzionale".