Garlasco, svolta sul Dna della bici: "Chiederemo la revisione, la condanna di Stasi è disintegrata"

Scritto il 29/09/2026
da agi

AGI - Svolta sul delitto di Garlasco: la difesa di Alberto Stasi annuncia l'intenzione di chiedere la revisione del processo. La decisione arriva dopo il deposito delle consulenze della Procura di Pavia, secondo cui sarebbero state omesse due analisi sul DNA che certificavano la non presenza di tracce di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta sequestrata. L'avvocata Giada Bocellari attacca: "Elementi nuovi che disintegrano la condanna".

Il legale di Stasi: "Omesse 2 analisi sul Dna, chiederemo la revisione"

"Stasi è molto lucido, l'unica cosa che mi ha detto è che spera che si assumano le loro responsabilità, che si faccia piena luce su quello che è successo". Giada Bocellari, legale di Alberto Stasi, sintetizza cosi' lo stato d'animo e le richieste del suo assistito alla luce della consulenza della Procura secondo la quale sarebbero stati nascosti due analisi che certificavano la non presenza del dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta 'Umberto Dei' sequestrata alla famiglia del condannato.

"Queste corse elettroforetiche del 20 settembre, e questo è un dato documentale, oggettivo e non smentibile, non sono state messe a disposizione del pubblico ministero all'epoca e non sono in atti. Non ci sono nel fascicolo, non sono state messe a disposizione delle parti - prosegue Bocellari che ha parlato coi cronisti fuori dal Tribunale di Pavia dove si è recata a prendere le consulenze depositate con la chiusura dell'inchiesta -. Sono state fatte anche delle indagini difensive di cui adesso non parlo".

Senza Dna viene meno tutta la condanna

Bocellari spiega poi quali conseguenze avrebbe avuto l'omissione dei test negativi. "La cosa a nostro giudizio più grave è il fatto che nel 2009 venne fatta una perizia con due periti nominati dal giudice Vitelli che chiesero al consulente del pubblico ministero di trasmettere i dati relativi alle analisi sui pedali perché, come sapete benissimo tutti, sono vent'anni che parliamo di questo DNA sui pedali. Si è costruita poi tutta la fantasiosa teoria dello scambio che è diventata una sostituzione".

"Noi possiamo andare a chiedere la revisione con questi elementi a discarico di Stasi con quegli elementi nuovi che disintegrano la sentenza condanna. Se viene meno il dna sui pedali viene meno tutta la condanna. Che quello fosse l'elemento centrale credo che lo capisca chiunque". Lo ha detto l'avvocata Giada Bocellari parlando coi cronisti a Pavia.

Svolta e veleni sul delitto di Garlasco: la difesa di Alberto Stasi annuncia la richiesta di revisione del processo, mentre arrivano le prime precisazioni sul giallo delle analisi mai trasmesse. Dopo le rivelazioni sulle consulenze della Procura di Pavia relative al DNA escluso sui pedali della bicicletta, il genetista Giorgio Portera (ex RIS di Parma) prende le distanze: "Attività del tutto marginale, non ho mai analizzato o interpretato quei profili genetici".

Pg di Milano, tortuosa la strada verso la revisione

In Procura Generale, a Milano, non sono arrivate, per ora, le carte relative alla seconda chiusura delle indagini sul delitto di Garlasco e nemmeno istanze di revisione della sentenza di condanna per Alberto Stasi. Tuttavia, a quanto si apprende, gli atti sono "attesi" anche se si fa notare che un'eventuale richiesta di revisione richiederebbe uno studio approfondito e complesso. La "strada" verso la possibile revisione viene definita "lunga e tortuosa" e sicuramente i tempi di una decisione non sarebbero brevi.

La difesa di Stasi potrebbe portare all'attenzione della procuratrice Francesca Nanni e dell'Avvocata Generale Lucilla Tontodonati anche la questione del dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta 'Umberto Dei' di Alberto. Un indizio indicato tra i sette decisivi dalla Cassazione che condannò Stasi a 16 anni di carcere e che, per i suoi legali, sarebbe stato "disintegrato" da quanto emerso da una consulenza della Procura di Pavia che ipotizza siano stati nascosti degli esami che lo avrebbero scagionato fin dal 2007.

Inoltre, a titolo generale, nell'ufficio giudiziario si fa notare che per una revisione è necessario un elemento dirompente come una confessione dell'autore del delitto. Nel maggio scorso il procuratore Fabio Napoleone aveva illustrato a Nanni gli atti della prima parte della nuova inchiesta che sono poi finiti sul tavolo della Procura Generale che ha, se lo ritiene opportuno, la facoltà di chiedere la revisione a Brescia. 

La precisazione dell'ex Ris 

"Non ho eseguito personalmente l'analisi genetica del campione nè ho valutato o interpretato alcun profilo genetico relativo al caso Garlasco durante il periodo del mio servizio presso il RIS di Parma". Lo scrive in una nota Giorgio Portera, genetista e ufficiale in congedo dei carabinieri, in merito alla consulenza della Procura di Pavia che ipotizza la non trasmissione dei dati sui pedali dai Ris di Parma ai magistrati nel 2007. Dati che, è l'ipotesi, avrebbero scagionato Stasi.

"In relazione alle notizie recentemente diffuse circa un mio presunto coinvolgimento nelle analisi genetiche relative al caso Garlasco, ritengo opportuno precisare quanto segue - è il testo del comunicato -. è importante distinguere con chiarezza l'attività tecnica su uno strumento dalla responsabilità dell'analisi, della valutazione e dell'interpretazione dei profili genetici, attività che, nel caso specifico, non sono mai state da me svolte. Non ho infatti mai svolto alcun sopralluogo, nè firmato verbali o referti del caso Garlasco".

"Nello specifico, il collegamento della mia persona alle attività analitiche del campione BU_P deriva dalla registrazione di un accesso effettuato con la mia user personale nell'ambito dell'ultima fase di lavorazione della specifica traccia. Preciso che non ho eseguito personalmente l'analisi genetica del campione nè ho valutato o interpretato alcun profilo genetico relativo al caso Garlasco durante il periodo del mio servizio presso il RIS di Parma. L'attività a cui può essere ricondotto il mio accesso consisteva esclusivamente nella fase finale di caricamento del campione sul sequenziatore. Non posso oggi stabilire con certezza se tale operazione sia stata materialmente eseguita da me oppure da un collega che ho fatto accedere allo strumento utilizzando la mia user. Si trattava, pertanto, di una mera attività tecnica e strumentale, ossia l'inserimento di un campione già lavorato da altri, attività priva di qualsiasi interpretazione dei risultati, inserita nell'ambito della gestione di una delle numerose tracce sottoposte ad analisi. La natura del tutto marginale di tale attività è ulteriormente confermata dal fatto che solo oggi, a distanza di anni e a seguito della divulgazione dei dettagli relativi ai raw data, ho ricondotto quell'accesso al campione in questione, ricordando un episodio che, all'epoca, rientrava nella normale gestione quotidiana di numerosi campioni".