AGI - Quattro indagati per l'attentato dinamitardo a Sigfrido Ranucci. Nelle prime ore della mattina, nelle province di Napoli e Avellino, i carabinieri del Comando Provinciale di Roma, coadiuvati dai militari dei Comandi Provinciali competenti per territorio, hanno dato esecuzione a un'ordinanza di applicazione di misura cautelare personale (3 in carcere e 1 agli arresti domiciliari), emessa dal gip di Roma su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di 4 indagati, a vario titolo, per detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, reati aggravati dall'aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Pellegrino D'Avino, 27enne di Avellino; Antonio Passariello, 53enne di Avellino; Saverio Mutone, 41 anni di Avellino; Luca Amato, 21enne di San Giuseppe Vesuviano e Marika De Filippis, 22enne di Avellino: sono queste le quattro persone arrestate.
L'indagine sull'attentato a Ranucci
ll provvedimento nasce dalle indagini dei militari dei Nuclei Investigativi di Roma e Frascati dopo l'attentato dinamitardo perpetrato la sera del 16 ottobre 2025, a Pomezia (frazione di Torvaianica), ai danni del giornalista televisivo, quando un ordigno è esploso davanti al cancello della sua abitazione, distruggendo due sue due autovetture parcheggiate davanti casa e danneggiando il muro perimetrale.
Il video dell'operazione dei carabinieri
L'attività investigativa è stata particolarmente complessa e ha richiesto l'esame incrociato di tutti i sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, rilievi tecnico scientifici e l'esame di tutti i tabulati telefonici della vasta cella interessata, consentendo di ricostruire in modo minuzioso le fasi preparatorie, esecutive e successive dell'azione criminosa.
Le indagini
I rilievi tecnico scientifici svolti dalla Sezione Rilievi e dalla Squadra Artificieri del Nucleo Investigativo di Roma e i successivi accertamenti del Ris di Roma hanno dimostrato che l'ordigno era costituito da una carica detonante composta da gelatina da cava, materiale obsoleto ma dalla straordinaria capacit distruttiva, "indicativo di una rete illecita di approvvigionamento di materiale esplodente" per gli inquirenti. Una telecamera installata sulla strada statale 148 Pontina, a diversi chilometri di distanza dal luogo del delitto, ha permesso di individuare una Fiat 500 X, risultata noleggiata in Campania, e di tracciarne il viaggio di andata verso Roma e il repentino ritorno della vettura nelle ore immediatamente successive all'attentato.
L'analisi dei tabulati di traffico telefonico e telematico è stata di assoluto rilievo per le indagini. I dati dei ripetitori hanno dimostrato che il percorso dei cellulari utilizzati dagli esecutori materiali era perfettamente sovrapponibile al tracciato della Fiat 500 X sia il giorno dell'attentato sia in precedenza quando avevano effettuato un sopralluogo della zona.
Gli inquirenti, poi, sono convinti che l'azione è su commissione. Il 'commando' avrebbe agito su specifico mandato di terze persone, allo stato non identificate, come 'favore' e dietro compenso economico. I mandanti si sono adoperati per garantire supporto ai presunti esecutori, fornendo fondi, schede telefoniche dedicate, assistenza legale e pianificando una loro eventuale fuga all'estero. L'inchiesta registra poi anche tentativi di inquinamento probatorio.
Gli indagati hanno tentato in più occasioni di ostacolare le indagini effettuando bonifiche per cercare microspie, distruggendo schede sim e concordando linee difensive omertose per dissimulare il loro coinvolgimento e coprire i mandanti. Contestualmente all'esecuzione delle misure restrittive, sono tuttora in corso numerose perquisizioni nei riguardi di altri indagati, che nelle ipotesi investigative hanno fornito l'esplosivo e garantito il supporto logistico al commando.
L'ordinanza
In relazione agli indagati Pellegrino D'Avino, Antonio Passariello e Saverio Mutone "in ragione dei ruoli ricoperti e dell'effettivo contributo svolto alla realizzazione" dell'attentato al giornalista di Report Sigfrido Ranucci, "non vi sono elementi per ritenere che misura meno grave della custodia cautelare in carcere sia idonea a prevenire e neutralizzare il rischio di inquinamento probatorio, di fuga e di reiterazione dei reati". Lo scrive il gip di Roma Iole Moricca nelle 107 pagine di ordinanza cautelare con la quale ha mandato in carcere tre indagati. La quarta, Marika De Filippis, va agli arresti domiciliari, "con applicazione del braccialetto elettronico presso il luogo di dimora dalla predetta indicato al momento della esecuzione della misura". Secondo il giudice, "la spregiudicatezza e la capacità criminale mostrata" da D'Avino, Passariello e Mutone, "dimostra chiaramente come unica misura cautelare idonea a prevenire il rischio di azioni recidivanti sia quella della custodia cautelare in carcere", conclude il giudice.
Il profilo degli indagati
Antonio Passariello, "è un delinquente abituale come mostra il suo curriculum nel dettaglio descritto" dal pm di Roma Carlo Villani, fresco di nomina a procuratore capo di Velletri, "e come emerge dalle risultanze in atti che dimostrano come lo stesso sia dedito alla commissione di reati su commissione (atti intimidatori, danneggiamenti) e sia dedito al traffico di stupefacenti". Così il gip di Roma Iole Moricca nelle 107 pagine di ordinanza cautelare con la quale ha mandato in carcere tre indagati e agli arresti domiciliari il quarto. Inoltre, "la gravità del fatto commesso, con uso di armi potenzialmente micidiarie, su commissione, dimostra chiaramente come il predetto abbia una spregiudicatezza e uno spessore criminale di elevatissima pericolosità", si legge ancora nelle carte. Medesime considerazioni devono essere svolte nei confronti di Pellegrino D'Avino, il quale, "sebbene risulti gravato da una condanna per rissa, comunque ha dimostrato di essere dedito all'approvvigionamento di esplosivi da utilizzare in azioni illecite". "Certamente emblematico della sua personalità è il reiterato collegamento tra le reiterate richieste di fornitura di esplosivo e il 'buttare a terra i palazzi' - scrive ancora il giudice -. Inoltre, la circostanza che lo stesso abbia contatti diretti con i referenti dimostra come lo stesso sia inserito di un contesto di elevato livello criminale, dotato di cospicui mezzi economici e organizzativi". Per quanto riguarda Saverio Mutone, "sebbene, incensurato, è certamente inserito nel gruppo criminale dedito al traffico di sostanze illecite capeggiato da Passariello - aggiunge il gip nella ricostruzione -. Egli ha preso parte sia alla fase organizzativa che alla fase esecutiva dell'azione delittuosa, dimostrando di avere una non comune freddezza operativa. Inoltre, è il primo che ha inteso avvicinare Colucci al fine di conoscere le informazioni rilevate, ulteriore circostanza che dimostra comunque una sua elevata spregiudicatezza". "Tali elementi, unitamente alla gravità del fatto, induce dunque a ritenere anche nei suoi confronti sussistente il rischio di azioni recidivanti, avendo dimostrato di essere facilmente assoldato per l'esecuzione di gravi azioni delittuose", conclude il giudice.
Ipotesi strage
Il pm di Roma Carlo Villani ha contestato la strage, articolo 422 del codice penale, alle quattro persone, di età compresa tra i 53 e i 22 anni, arrestate dai carabinieri in relazione all'attentato al giornalista Rai Sigfrido Ranucci. Il gip però ha ritenuta non idonea la contestazione. Del gruppo fa parte anche una donna che avrebbe effettuato un sopralluogo nei giorni precedenti all'attentato all'esterno della abitazione del conduttore di Report. Secondo quanto si apprende, gli arrestati hanno tutti precedenti penali. Il 53enne ha, tra i precendenti penali, anche sequestro di persona, violenza sessuale, rapina ed estorsione. Per gli altri reati legati allo spaccio di droga.
Le parole del conduttore
"Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma ovviamente dalle indagini non è trapelato nulla. Adesso aspettiamo gli sviluppi. Ho voluto ringraziare personalmente il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli". Lo ha affermato il giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, raggiunto telefonicamente da "Agorà Estate", la trasmissione in onda su Rai 3 e condotta da Giulia Di Stefano con Marco Carrara. "Da quello che ho capito c'è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le Sim", ha detto Ranucci, "Vedremo cosa accadrà ancora".
La Rai: "Grazie agli inquirenti, sostegno al giornalismo d’inchiesta"
"L’arresto dei presunti responsabili dell'attentato dinamitardo ai danni del collega Sigfrido Ranucci è un risultato significativo e rappresenta un passo fondamentale nell'accertamento della verità e nell'affermazione della legalità. La Rai rinnova la piena vicinanza a Sigfrido Ranucci e confida che il prosieguo delle indagini consenta di individuare anche gli eventuali mandanti di un gesto tanto grave e intimidatorio". Lo afferma l'ad e il cda della Rai in una nota.