Alemanno lascia Rebibbia: "Esco dal carcere innocente e stasera vedo Vannacci"

Scritto il 24/06/2026
da agi

AGI - Gianni Alemanno è uscito dal carcere di Rebibbia accolto da un centinaio di sostenitori. "Uno di noi, Gianni uno di noi", è il coro che ha salutato l'ex sindaco di Roma.

Le prime parole di Alemanno fuori da Rebibbia

"Io esco da questo carcere da innocente. Ho fatto un anno e mezzo da innocente e non dovevo stare qua". Queste le prime parole di Alemanno appena varcata la soglia del penitenziario di Rebibbia dopo l'abbraccio con i sostenitori. "Ho rivisto e ho conosciuto una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica - ha aggiunto -. In questo carcere la Repubblica Italiana perde la faccia per come tratta la gente, ma soprattutto perché non dà a chi se lo merita una possibilità di uscire a testa alta, di rifarsi una vita. E questa è una vergogna per la Repubblica Italiana". 

"Scriverò al Ministro Nordio e cercherò di avere un incontro al Dap", il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, "questa situazione va risolta. C'è il 140% di sovraffollamento - ha denunciato ancora Alemanno - stanotte ha fatto un caldo allucinante come in tutta Europa, però lì non c'è nessuna possibilità di difendersi. Questa situazione fa parte di uno Stato che non funziona, di un sistema che non funziona e che bisogna profondamente cambiare".

"Il mio impegno in politica al fianco di Vannacci"

"Il mio impegno in politica è quello di cambiare realmente e profondamente le cose. Questo è il mio impegno fino in fondo. Lo farò come Vannacci ", ha poi osservato Alemanno, delineando il suo futuro politico all'esterno del carcere di Rebibbia. "Per questo ho fatto scelte controcorrente, fuori dagli schemi, perchè così le cose non possono andare ha aggiunto Alemanno, questa burocrazia statale non è all'altezza della situazione e quella del carcere è la testimonianza peggiore che si può vedere. Questo impegno lo farò con Vannacci perché è la persona che rompe gli schemi e che apre una prospettiva diversa". 

"Vedrò oggi Vannacci, lo vedrò stasera a cena, parleremo di tante cose e ci confronteremo. Non su tutto siamo d'accordo, però secondo me Vannacci è il volto nuovo e la speranza della politica italiana", ha aggiunto Alemanno.

Pranzo con 200 militanti

Subito dopo aver varcato i cancelli del carcere, Alemanno raggiunto un ristorante nelle vicinanze dove ad attenderlo c'era un comitato d'accoglienza composto da circa 200 militanti, pronti ad abbracciarlo e a tributargli un caloroso applauso. Un clima di forte commozione ha unito i presenti quando Alemanno si è seduto al tavolo principale, posizionandosi al fianco del presidente del movimento 'Indipendenza', Massimo Arlecchino, confluito in Futuro Nazionale e di Chicco Costini, storico amico, militante di partito e medico dell'ex sindaco. Proprio a tavola l'ex primo cittadino ha aperto il sacchetto di plastica trasparente contenente gli effetti personali riconsegnatigli all'uscita dal penitenziario.  Alemanno ha estratto i propri oggetti: tra questi, anche una catenina dorata che ha immediatamente indossato di nuovo al collo, sancendo così, anche simbolicamente, il ritorno alla libertà. 

Nordio, "lieto di ascoltare Alemanno"

"Da quando sono Ministro ho visitato gran parte delle carceri italiane e conoscevo la loro condizione, avendole frequentate da 40 anni come pubblico ministero ha affermato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio -. Quando sono entrato in magistratura, negli anni '70, vi erano proteste almeno una volta l'anno per le condizioni di sovraffollamento e di igiene. Una situazione sedimentatasi nei decenni è difficile poterla risolvere in termini concreti. Quanto prima sarò lieto di ascoltare Gianni Alemanno, così come ho ascoltato i rappresentanti della Polizia penitenziaria e delle famiglie delle vittime. Non conosco suggerimenti, in merito, del Generale Vannacci e non so se sia favorevole ad una sorta di amnistia. Personalmente credo che garantismo significhi enfatizzare la presunzione di innocenza e, quindi, ridurre la carcerazione preventiva e assicurare la certezza della pena irrogata dalla magistratura dopo un giusto processo".