AGI - Maxi frode in commercio nel settore della coltivazione del riso biologico.
A scoprirla sono stati i finanzieri del Comando provinciale di Pavia che, su delega della procura locale, hanno eseguito a carico di una serie di imprenditori agricoli della provincia un sequestro preventivo finalizzato alla confisca, sino a concorrenza della somma di oltre 10 milioni di euro, ritenuto profitto dei reati di frode nell'esercizio del commercio e di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
La truffa del falso riso "bio"
Si tratta dell'esito di una complessa inchiesta volta a contrastare condotte che avrebbero danneggiato sia i consumatori - che, a fronte di una maggiore spesa, non
hanno ottenuto un prodotto di qualità "bio" - sia la filiera risicola delle coltivazioni biologiche e gli altri operatori del settore.
Le indagini - innescate da segnalazioni della Federbio - avviate nel 2023, "hanno fatto emergere - spiega il procuratore Fabio Napoleone - come la produzione di riso biologico, dichiarata da quattordici aziende agricole pavesi (che, già a un primo esame appariva incompatibile con l'estensione di terreno adibito a tali coltivazioni), fosse in realtà realizzata attraverso il ricorso a prodotti non ammessi".
L'impiego di fertilizzanti vietati
Le perquisizioni hanno portato al sequestro di ingenti quantitativi di fitofarmaci e fertilizzanti vietati e di documenti extracontabili attestanti le condotte illecite, peraltro già emerse attraverso le intercettazioni telefoniche.
"La difforme qualità del prodotto rispetto a quanto dichiarato - prosegue il procuratore - è stata confermata dai risultati delle analisi di laboratorio eseguite sui campioni di piantine di riso prelevate presso le aziende indagate. È stato cosi' accertato un sistema di produzione di riso e di altri cereali illecitamente commercializzati come biologici, ma di fatto coltivati con l'impiego di sostanze non consentite nell'agricoltura biologica".
Pavia, la terra delle risaie
Secondo gli investigatori, gli imprenditori hanno ottenuto una resa per ettaro superiore a quella massima prevista per la produzione del prodotto biologico, conseguendo indebiti profitti provenienti sia dalla vendita di 40mila tonnellate di riso a un prezzo maggiorato previsto per il "bio" per oltre 9,8 milioni di euro, sia dalla indebita percezione di contributi pubblici erogati tramite i bandi regionali di sviluppo rurale legati alla Pac (Politica agricola comune) per circa 400mila euro.
"L’attività assume particolare rilevanza - conclude Fabio Napoleone - in relazione all'area di produzione pavese, che risulta essere la prima in Europa per la coltivazione di riso e per il numero di aziende agricole coinvolte".