AGI - Impugnate da migliaia di appassionati di softair, sono protagoniste assolute nel gioco ma liberamente acquistate in armeria (basta la maggiore età) si possono trasformare in strumento di morte quando utilizzate da criminali autori di rapine o di semplici bravate.
La vicenda del cecchino di via Prati è solo l’ultimo caso di cronaca che mette in primo piano le armi ad aria compressa. “Serve una stretta anche perché manca un registro nazionale sui possessori”, dice all’AGI Giorgio Beretta analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere (Opal).
"Sulle pistole ad aria compressa c'è un enorme sottovalutazione"
“C'è un'enorme sottovalutazione del fenomeno dei reati con armi in libera vendita. Il problema - argomenta l’esperto - è che molte di queste ‘armi giocattolo’, soprattutto le scacciacani appaiono alla vista armi vere e possono essere facilmente trasformate in vere e proprie armi da chi ha un po' di destrezza”.
La carabina del cecchino di Prati
Edoardo Ciardiello Crescimanno ha confessato di aver colpito per gioco la scrittrice Cristina Stillitano con una carabina acquistata in un’armeria poco lontano da casa. Il 50enne dalla sua abitazione al quarto piano di un palazzo in via Giuliana, a Roma, ha più volte puntato la canna della sua ‘Weihrauch’ sui passanti in strada.
Un pallino di piombo si è conficcato lunedì 14 settembre nel braccio sinistro della giornalista ed è stato necessario un intervento chirurgico per estrarlo.
Le norme per il possesso delle pistole ad aria compressa
Per questo tipo di armi la vendita è libera se, come in questo caso, la potenza della pistola è sotto ai 7,5 joule. Basta esibire un documento che certifichi la maggiore età. Non serve il porto d’armi né un certificato del medico di base che attesti la capacità di intendere e volere dell'acquirente.
L’unico compito dell’armiere è quello di registrare le sue generalità. Dati che poi non confluiscono in un archivio nazionale come, ad esempio, succede per i possessori di armi da fuoco o anche ad aria compressa ma di potenza superiore (ovvero maggiore di 7,5 joule).
Il decreto che regola il settore
La normativa sulle armi ad aria compressa è regolata dal decreto 362/2001. Non si può circolare con un’arma che può sparare pallini (senza giustificato motivo come ad esempio l’uso sportivo al poligono) ma è permesso portare la pistola in una valigetta con i pallini a parte.
Pistole modificate per aumentarne la potenza
“Il problema è che, sebbene sia un reato grave, queste pistole da softair vengono spesso modificate facilmente da chi delinque e vengono così trasformate in vere e proprie armi da fuoco”.
Nel mondo criminale, altrettanto comune è togliere il tappo rosso alle scacciacani in modo che le vittime si sentano intimidite da armi vere. E’ successo nella rapina al gioielliere Mario Roggero (poi condannato per l’omicidio dei due rapinatori) minacciato insieme alla moglie e alla figlia con una pistola giocattolo .
“Si va dalle rapine alle minacce, dai ferimenti agli omicidi”, sottolinea l’analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere. L’elenco è lungo. Ci sono le bravate come quella descritta dal giovane reo confesso che colpì con dei piombini due militanti dell’Anpi dopo la Festa della Liberazioneal parco Schuster di Roma il 25 aprile scorso. Ma anche fatti di sangue.
Il caso della bimba colpita alla schiena a Roma
Uno dei casi più eclatanti risale al luglio 2018 quando una bimba romena di un anno fu ferita gravemente da un colpo alla schiena mentre era in braccio alla madre nel campo nomadi di via di Salone a Roma. Nella abitazione dello sparatore gli inquirenti trovarono una pistola e una carabina ad aria compressa, acquistate a San Marino.
Mattarella: "L'Italia non somigli al Far West"
L’uomo ammise di aver modificato la pistola per renderla più potente. Sulla vicenda intervenne anche Sergio Mattarella durante la cerimonia del Ventaglio: “L’Italia non può somigliare al Far West dove un tale compra un fucile e spara dal balcone colpendo una bambina di un anno rovinandole la salute e il futuro. Questa è barbarie e deve suscitare indignazione”, disse il presidente della Repubblica. Dopo sei anni la storia si ripete con il cecchino di Prati.